Navanteri

“…Com’è difficile restare padre quando i figli crescono e le mamme imbiancano…”, cantava Battiato. Però, caro maestro di cui si sente la mancanza, anche restare madre, in assoluto e nelle stesse identiche circostanze non è una passeggiata, che se le mamme imbiancano non è che i papà sono proprio un misto fra Sean Connery e Alain Delon (pace all’anima loro!).

Bnl

E sì, qualunque sia il segno che il tempo, sarcastico, lascia su noi, i figli ineluttabilmente crescono. Crescono in un battito di ciglia, e cambiano: nel corpo, nella mente, nei desideri, nelle abitudini. I genitori sorvegliano, educano, scrutano, si preoccupano, negano, concedono, ascoltano, capiscono e a volte non capiscono. Come sappiamo tutti/e, il manuale non c’è, la perfezione non appartiene ad alcuno/a, e le retoriche da talk show restano solo un'eco, neanche interessante, di pomeriggi monotoni, e la preadolescenza è sempre un universo parallelo, e i tempi e le cose della vita cambiano, e noi adulti, imbiancati (tinta a parte, io no!) o meno, dobbiamo cambiare a nostra volta.  Senza smarrirci, che non siamo gli/le amici/e dei nostri figli e delle nostre figlie, né intraprendendo l’assoluta strada della rigidità, che non ne siamo neanche i padroni! È complicato! Eppure è nelle cose, ciò che forse non ci si aspetta è quella malinconia data proprio dalla crescita, è quel distacco, sano, che però non elude la nostalgia. E tutto è molto repentino e immediato. E allora si fa spazio, pur accogliendo le proprie nostalgie, umane molto umane, ma rinunciando, anche con piacere, ad ogni diritto di esclusività e proprietà. Bisogna stare nel mondo, abitarlo, conoscerlo, comprenderlo, viverlo, e si parte da casa anche ad apprendere il concetto di libertà, e viaggio, interiore e per le strade della vita. Succede che, in questa comune dinamica, tutto ciò che accadeva un attimo prima, compie un vorticoso giro di giostra, e muta. E allora Ginevra, se pur immemore dell’insegnamento di Virginia Woolf, reclama “Una stanza tutta per sé”, che ha, ma la reclama nella sua totalità e interezza, senza compromesso alcuno. Essa, la stanza, diviene in qualche modo il suo mondo, dal quale noi siamo, apparentemente, esclusi. Riempie la sua stanza di oggetti e gloss, accenni di vanità e fisiologiche insicurezze, risate che giungono dall’inseparabile telefono, i compiti e “le sudate carte”, i passi di un balletto in preparazione per i saggi e video su TikTok. E poi l’ eco della trap (non vietata, tutto si ascolta, basta comprendere), un broncio per statuto, un sorriso ancora dal sapore di infanzia (che 12 anni hai, figlia!), e chissà quanto altro ancora. Ed è così lontana la mia costante lettura di favole, che le narrazioni sono importanti e ci accompagnano verso la vita e un dormire sereno. Quante ne abbiamo letto, Ginevra? Non saprei. Tante. Tutte: le classiche, le femministe, quelle con gli animali, quelle che ci facevamo ridere, quelle che ci commuovevano (Il Piccolo Principe!), e traumatizzavano (La Piccola Fiammiferaia!!!), e poi i libri, il libro che tanto abbiamo amato: “Piccole Donne”, ed ancora, i film, fra commedia e giallo, e le serie, addormentandoci assieme. E i sabato pomeriggi tutti e tre assieme, fra cinema casalingo ed un aperitivo. 
Ma ora abbiamo, ho io più di tutti/e, ricevuto lo sfratto esecutivo (e no, La Russa non ci riceverà, non viviamo, d’altronde, in un bosco!). La stanza è tutta tua, e le favole non le leggiamo, leggi tu (quando vuoi), e non aspettiamo il sabato per vedere un film d’animazione. Eppure, nel momento in cui scrivo, mi giunge l'eco della tua risata, ed io mi perdo, ancora una volta, in una citazione “Ma come vorrei avere i tuoi occhi, spalancati sul mondo come carta assorbente, e le tue risate pulite e piene quasi senza rimorsi o pentimenti…”, F. Guccini. 
Buona crescita Ginevra, buona ribellione (con moderazione ragazza! Che i capelli bianchi non mi devono venire...).

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