Le domeniche, delle quali ho ampiamente parlato, forse perché quello domenicale è un giorno che si presta a diverse metafore, sanno essere suggestive.
È il giorno della festa, ma è anche quello che precede il lunedì. Rappresenta, al contempo, la festa e il suo epilogo. “Nella mia fine è il mio principio”, avrebbe detto Agatha Christie. Le domeniche si consumano lente, eppure evaporano nell’arco di un pomeriggio: "E dopo le 17.00 è già lunedì” (cit). Sanno essere monotone, e per lo più vengono riempite da visioni su Netflix, parole da scrivere, parole da leggere, a volte parole taciute. La visione mattutina di vecchi episodi di “Law & Order” (da sempre e per sempre la mia serie preferita) e la preparazione del ragù rappresentano un po’ una costante a casa mia, in attesa (eterna attesa, fuor e dentro metafora) della primavera, di un’uscita, di un approdo leggero e lieve, che porti con sé le caratteristiche della festa. La preparazione del ragù è compito di mio marito, per suo diletto, così evapora, anche, un po’ dai suoi “malcontenti” mattutini. D’altronde ho sposato, senza coercizione alcuna!, uno storico (appassionato di fisica!) e quindi dovevo immaginarlo che anche la preparazione di un caffè, richiede l’esplorazione di cause/concause/principi termodinamici, ed io a volte vorrei, parafrasando “Mio cugino Vincenzo”, che “Nella mia cucina si annullassero le leggi della fisica”… Il ragù, la sua preparazione, invece, l’ entusiasma e placa. I rituali, che pure vanno rispettati, in una domenica uggiosa di marzo possono essere elusi. La vita è, anche, cambiamento (soprattutto! Però io ho una certa idiosincrasia con il cambiamento…) e mentre mio marito stava, mattutino e domenicale, avvicinandosi al suo rituale, ne è stato estromesso: il ragù è stato il mio diletto domenicale. Mio marito cede il campo, non proprio con piacere, ma ha sposato il ruolo di gentlemen (però, care lettrici e cari lettori, la sentite anche voi quell’aria da Saloon Western, vero?). E io inizio la preparazione del mio ragù: la sigla di “Law & Order” enfatizza questo mio “crimine”. Puntuale arriva l’ora di pranzo e il ragù della domenica, il mio ragù. Mangiamo, oltre la finestra appare un timido, ma così prezioso, raggio di sole. “Ottimo questo sugo, chi l’ha fatto?”, è la voce di Ginevra, preadolescente mediamente inquieta e ribelle, con lo spietato vizio della sincerità. E mio marito, un po’ come in “ Sabato, domenica e lunedì” (commedia di Eduardo, portato al cinema dell’eterna Donna Sophia, che gravita intorno alla preparazione di un ragù) deve capitolare e accettare il risultato. Risponde a Ginevra: “l’ha fatto mamma” (Ginevra un po' troppo meravigliata???). È ancora una volta il quotidiano a ispirarmi. E ancora una volta dedico queste mie righe a mio marito, che da alcuni decenni, fra continui equilibri instabili, risolve assieme a me qualche brutta domenica.
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