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Il “vicinanzo” è concetto antico e sudista. È molto più di un quartiere, è qualcosa che va oltre un agglomerato urbano, con particolari caratteristiche. La sua traduzione letterale sarebbe “vicinato”, e quindi il complesso di case vicine a quelle in cui si abita, ma le traduzioni, si sa, sono sempre un po' un tradimento: le parole valgono per loro stesse e nel loro idioma, difatti l’essenza del “vicinanzo” va al di là del suo corrispettivo in italiano.

“Vicinanzo” è casa, è famiglia, è presenza, è odore di mille sughi che diventano un'unica e antica ricetta, è memoria di qualcosa che la contemporaneità ha, forse suo malgrado, fagocitato. Eppure in provincia, a sud dello stivale  e dell’anima, riemerge nella sua consolante malinconia, nel suo vociare, in un eterno romanzo popolare, un pò melò e un po' commedia. È abitato e governato dalle donne, un olimpo a volte disincantato e femmineo. Donne esperte di tutto, piegate dalla vita, arricchite da tradizioni, sapienza riscatti e conquiste, di spazi e diritti, se pur così come le ha immortalate Rino Gaetano, non rinunciano “al nero del lutto di sempre”, d’altronde siamo le eredi  delle prefiche elleniche. “Vicinanzo” è ancora poesia. È estate, con le sedie al fresco, nei vicoli, dove risiede una eterna arcadia. È vento d’autunno, con i maglioncini che si posano sulle spalle delle signore, che un po' prima riportano le sedie a casa, quell’uscio nel suo schiudersi rappresenta il passaggio delle stagioni.  È profondamente e intimamente essenza del sud il “vicinanzo” che però può in qualche modo ricrearsi a nord dello stivale e dell’anima. La mia vicina di casa, Maria, siciliana, residente in terra di Lombardia “da tutta la vita ragazza mia” è “vicinanzo”. Evocato dalla sua essenza di donna del sud e da un’immagine: una sedia sul ballatoio, dove a turno ci sediamo, non al fresco di un’estate calabra ma al freddo di un inverno lombardo, beviamo il caffè, chiacchieriamo e fumiamo una sigaretta. Ci diamo un abituale e tacito appuntamento post-cena, ci raccontiamo le nostre giornate, fra figli e mariti, e le donne di ogni epoca sono sempre trafelate assai. I vicoli del sud sono rivestiti di bellezza malinconica e poetica, e se tale impatto visivo/emozionale non è riscontrabile su un ballatoio di un appartamento in terra di Lombardia, è “vicinanzo” nel suo essere spazio solidale. E ancora una volta un’immagine: sedie e donne che si raccontano. Dalla Zafferana alla provincia lombarda. Dalle sere di un agosto calabro, che mai più sarà il mio agosto calabro, alle notte di un febbraio lombardo. È fermo-immagine: è ancora una volta piccolo mondo antico.

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