“La luce di novembre non aspetta, ci pensi sopra e non è più in offerta. Se solo avessi avuto l’accortezza di predisporre il giusto materiale: un giro inconcludente in bicicletta e labbra sfaccendate da baciare”, Patrizia Cavalli.
Novembre, questo mese mesto che anticipa il Natale, ma non ne ha la maestosità festiva, somiglia assai alla vita. I suoi giorni, difatti, sembrano aver fretta, perché presto si allontana la luce del giorno: “Ed è subito sera”.
La luce che il giorno sa offrirci presto ritrae il suo invito, e non è forse così che si consumano le esistenze? Ed è proprio perché i giorni di novembre sanno finire velocemente bisognerebbe coglierne l’essenza in tutto ciò che non ha il carattere d’urgenza, ma urgente è, e forse importante. Come un giro in bici, come un bacio dato senza preavviso e senza occasione. Come dar spazio a qualcosa di futile, forse di leggero, che ancora una volta ci ricorda che esistono gli istanti, degni di nota e grazia. Perché è proprio quando le cose scorrono velocemente che bisogna fermarsi e coglierne l’essenza. Con la stessa incredibile meraviglia di Liz Taylor al suo ottavo matrimonio. O all’ennesimo con Richard Burton. Perché se pur già ci aspettiamo ciò che potrà accadere, ciò che il giorno ci porterà in dote, vi è sempre un raggio di sole da inseguire. Novembrino e domenicale, dove far confluire qualche amletico dubbio, come un vizio antico, e di contro un ampio respiro.
È presto buio a novembre, eppure quel raggio di sole ha saputo esserci, ha saputo scaldarci. Eppure è saputo diventare un bacio. Novembre è come la vita, presto si consumano i suoi giorni, rapidi evolvono verso la sera e la notte. Ed è per questo che quell’attimo di sospensione e respiro diviene urgenza. L’urgenza di ritrovare quel pezzo di vita che avevi dimenticato di avere ancora con te. Magari lasciato in quel vecchio cappotto, tanto amato e lì ritrovato.
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