Navanteri

Alcuni/e protagonisti/e del mondo dello spettacolo, dello sport, della danza e dell’arte, entrano, anche al di là dei loro talenti, nella vita della così detta gente comune, quasi a pieno titolo. Come uno/a di famiglia? In qualche modo.

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Sarà quella fascinazione che da sempre la fama porta con sé, di divi hollywoodiani alla dolce vita romana, fino ai recentissimi volti noti da contenitori pomeridiani o creati dal mondo social. Sembrerebbe una esistenza fatta da privilegi, applausi a scena aperta, dall’eterna venerazione di qualche ammiratore o ammiratrice, dall’adulazione, dalle soddisfazioni, dalla felicità. Poi, certo, sappiamo un po' tutti/e che molte volte la felicità è illusoria, al di là degli applausi. Sicuramente alcuni artisti hanno la capacità di eternarsi, ed è il caso di Ornella Vanoni, morta il ventuno novembre scorso. La sua voce inconfondibile, le sue interpretazioni intense, la capacità di reinventarsi, sperimentando diversi stili, eppure restando inconfondibilmente lei (e questa volta l’articolo è doveroso!): la Vanoni, ed ancora l’innata classe e sensualità, i diritti delle donne come scelta di vita: amori “inappropriati”, per la mentalità bigotta di allora ed anche di adesso, fra tutti Strehler e Paoli, le sue collaborazioni, come il duetto con Califano: due divinità, bellissimi e sensuali o con Paoli: romanticismo e desiderio diventano palpabili arrivando fino in platea, oltre lo schermo. L’impegno politico a teatro, il teatro civico e schierato, ancora una volta con Strehler. La televisione, il cinema, artista poliedrica, ma forse più di ogni altra cosa grande interprete: dai canti della “mala” milanese, passando per Bella ciao in tutte le sue declinazioni, rossa di testa rossa di cuore, arrivando alla malinconia, struggente e bellissima de “La musica è finita” all’ostinata speranza di “Domani è un altro giorno”. Ed ancora: “L’eternità”, “L’appuntamento” (del quale per sua stessa ammissione era arcistufa), “Senza fine”, “Rossetto cioccolato”, “Tristezza per favore va via”, “Una ragione di più” e “La voglia, la pazzia”. Sì, una grandissima interprete, della musica e della vita, dentro e fuori il palco, ironica e divertente, fragile e timida, con alle spalle un passato di depressione, eppure capacissima di irridere ogni circostanza avversa. Il suo più grande talento sicuramente è stato il dono della leggerezza, che non è mai banalità, più che una novantunenne una diciannovenne, un’eterna ragazza dai capelli rossi e dall’animo leggiadro.

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