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Piccolo mondo antico è un romanzo di Antonio Fogazzaro, considerato il suo capolavoro. È, in estrema sintesi, una storia d’amore, ottocentesca e contrastata.

Bnl

Franco, protagonista maschile, nipote della marchesa Orsola Maironi, si innamora di Luisa Rigey, popolana che abita a castello. La marchesa, ça va sanse dire, osteggia questo amore e minaccia il nipote di non lasciargli l’eredità se sposerà la ragazza.
I due giovani si sposeranno, perché, si sa, gli amori contrastati sono eterni e testardi. I problemi fra disagio economico, angherie austriache e ideali che si scontrano con la realtà non tarderanno ad arrivare, fino a culminare nella tragedia: la morte, per annegamento, della loro bambina. 
Fra intricate vicende politiche, soprusi e dolore immenso, i due innamorati resteranno anni lontani. Si ritroveranno e passeranno la notte assieme: l’amore è tornato.
Sullo sfondo il Lago Maggiore. Piccolo mondo antico, però, non è “solo” un romanzo. È per me un intimo sentire. Un percorso poetico ed emozionale, che sembra ricongiungermi con la parte più vera di me. Quella ancestrale, che non ha bisogno di domande o rassicurazioni, né di progetti e relative ansie, ma solo di momenti che vanno assaporati, respirati, custoditi. È piccolo mondo antico ogni vicolo del mio paese, i suoi lirici quartieri, l’odore di cibo, che si insinua nelle narici per consegnarsi all’anima. È piccolo mondo antico la piana di Sibari, vista da casa mia, è l’odore del mio paese, con ogni sua sfumatura. È la piazza, la luce dei lampioni, è ogni istante percepito come poetico. Piccolo mondo antico sono i saluti calorosi, ma anche quelli curiosi, che la provincia ha sempre, oltre alle sue problematiche, la sua fascinazione. Saluti di ex compagni di scuola (ma ancora compagni di partito! Malgrado i tempi bui... neri!) che mi inviano baci. Come Evita Peron! Senza peronismo però! Piccolo mondo antico è tutto ciò che ritrovo e so, perché così è, che nemmeno a queste latitudini il mondo si è fermato, e lo stato di natura, fatto da isolamento e bisogni semplici, è stato superato da un po’ (l’ha detto Rousseau). Eppure, passeggiando in quei vicoli, dai quali me ne sono andata, dai quali non sono andata via mai, ritorna “La voglia di vivere ad un’altra velocità”: più umana. Dove si può vivere e respirare. È per le strade del mio paese che ritrovo aria, pur nell’afa attuale, per i miei pensieri. E qualche domanda si scioglie: come in una catarsi. O forse non ha più importanza. È nei vicoli del mio paese che ritrovo anche tutto ciò che ho perduto.

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