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“Por una cabeza” si traduce, dallo spagnolo in italiano, letteralmente con “per una testa”, questa espressione esprime, metaforicamente, la vittoria di misura di un cavallo, è un gergo ippico e indica la minima distanza tra due cavalli a traguardo.

Por una cabeza è anche, e forse soprattutto, un celebre tango di Carlos Gardel e Alfredo Le Pera (il tango di “Scent of woman, remake di “Profumo di donna”, ballato  come si dovrebbe sempre ballare un tango da Al Pacino, per intenderci). In questa canzone l’innamoramento viene paragonato alle scommesse sui cavalli, volendo sottolineare come l’amore sia una scommessa, quindi un rischio, e può smarrirsi ed essere perso, per un soffio, por una cabeza, appunto. Por una cabeza è la musica che mi sembra di avere in me, in testa, nelle orecchie, nell’anima, mentre attraverso, in un soleggiato sabato pomeriggio, le strade di Milano. Succede alle dive di provincia come me, o in qualche modo scrittrici, di essere intervistate, un po' per caso, un po' per impegno, che “Chi ha faccia si sposa”, avrebbe detto mia nonna. E allora, al di là di ogni pigrizia da week-end,  ci si prepara, anche con un certo stile, e ci si mette in cammino, famiglia munita. Due metro, stile “Un tram che si chiama desiderio” e una quantità infinita di fermate, stile “Fantozzi”, che nella vita dal dramma alla commedia è un attimo, e sono in radio. Story Time, Canale Italia, e parte l’ intervista. Parlo dei libri scritti, di questa rubrica e Diritto di Cronaca, parlo di letteratura e di ciò che amo, e forse sono. E narrarsi è sempre esplorarsi, forse conoscersi. E dalla periferia fatta da zona industriale e radio, ci ritroviamo in una Milano soleggiata e bellissima. Assieme ad amici. Passeggiamo, io e Ginevra abbracciate, “ridenti e fuggitive”, scattiamo foto. È tutto bello: la Darsena, i Navigli, le colonne di San Lorenzo, Portaticinese. Un aperitivo al sole. I turisti tedeschi, che come clichè richiede già sbracciati e in pantaloncini, la giornata è bella, tutti gli idiomi del mondo (o quasi), le voci, la gente, il caos, la vita, la malinconia che risiede, come tango insegna, in ogni istante bello, in ogni cosa percepita come bellezza. Qualcosa che somiglia alla felicità mi attraversa, si fonde con un raggio di sole e con uno scorcio: un angolo, un vicolo, un fioraio, come una stanza in legno ricolma di fiori, di diversa forma e colore, e, forse si, vale la pena di lasciarsi andare alle emozioni, alla strada, senza paura di perdersi, alla bellezza, accettando la scommessa, rischiando pure di essere felici. Se pur per un istante, per un soffio, por una cabeza.

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