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Tempo d’estate. Di spiagge. Sole. Mare. Di pensieri oziosi che si rincorrono. Di giornate che scivolano addosso come un fuolard di seta. Leggere, a volte noiose. Tempo d’estate. Tempo di sospensione. 


Non in tutte le latitudini geografiche può essere, però, contemplata l'idea di vacante vuoto. Ci sono latitudini geografiche dove il lusso dell’ozio e della leggerezza è negato. Ci sono latitudini geografiche negate. Negate. Inesistenti. Non riconosciute. Eppure corpi di bambini/e che cadono a terra. Sparati nell’attesa di cibo. Di quel poco, pochissimo cibo che spetta loro, “figli di un dio minore”. Eppure corpi di esseri umani che raccontano un contemporaneo Olocausto. Eppure vite spezzate, nella barbarie e nell'indifferenza raccontano un’altra storia.
Raccontano che quelle latitudini geografiche esistono. Che quelle vite esistono. Continuare a negare lo Stato della Palestina vuol dire oggi essere complici di un genocidio. 
Sì, Senatrice Segre, è un genocidio. Perché il genocidio non è un marchio di fabbrica. Un marchio registrato. Perché “mai più” vuol dire “mai più per nessuno”. Perché, Senatrice Segre, Lei l’orrore l’ha conosciuto e Le chiedo come può oggi riconoscerlo? A non vederlo in altri occhi che dovrebbero ricordarle i suoi stessi occhi? Di fronte a corpi scarni e scheletriti come può negare l’esistenza di un genocidio in atto?
Presidente Meloni, Lei recentemente ha dichiarato che “non è ancora tempo di riconoscere lo Stato della Palestina”, quando, di grazia, secondo Lei sarà il tempo? Quando come è stato preannunciato, “di Gaza non resterà nemmeno una pietra”? Non in mio nome Presidente Meloni, non in mio nome Senatrice Segre, io riconosco lo Stato della Palestina. Non è più tempo di “due popoli e due Stati”, non è più tempo di “ma allora Hamas? il terrorismo?” Questa storia è iniziata molto prima del sette ottobre. È una storia lunga, di soprusi e diritti negati. Di un popolo senza una terra. Confinato. Nel niente e nel nulla. Al suo tragico destino. E la Storia si legge e si analizza nella sua totalità. Ed il terrorismo nasce quando gli occhi del mondo si chiudono al silenzio.
Tempo di estate. Tempo di leggerezza. Per chi può esserlo leggero/a. Eppure è tardi. È tardissimo. Che le nostre voci si levino. Ognuno/a come può. Come sa. Facciamoci sentire. Nessuno/a di noi è sine culpa. La Storia non ci assolverà, e non basterà un nuovo giorno di mare a pulire le nostre coscienze. 
“Anche se ci sentiamo assolti siamo per sempre coinvolti”.
Ora e sempre Free Palestine.

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