Navanteri
 

È consolante sapere che da Adamo in poi ognuno di noi vive contemporaneamente in due mondi, creati da un’intelligenza divina che, quasi sicuramente, ha inteso alleviare nel sogno le fatiche e le brutture della realtà. Ecco dunque gli uomini vivere la doppia esistenza di cittadini del mondo e del sogno, in grado di addormentarsi abbandonando i panni della quotidianità per divenire re, poeti o buffoni e assumere, nell’universo onirico, qualsiasi forma dettata esclusivamente dalla propria fantasia.


È in questo contesto profondo che la vita si alimenta e viene fuori con maggior vigore la forza per affrontare i disagi della realtà che paralizza, in tutta la sua irriverenza, i nostri occhi subito dopo il risveglio.
Pochi uomini, oserei dire gli “eletti” (senza affibbiare al termine alcuna connotazione religiosa), hanno tuttavia appreso il modo di unire l’universo onirico e la quotidianità lasciandosi guidare anche da svegli da un sogno e incidendo profondamente nella storia attraverso un’impresa o un progetto inevitabilmente concepito ad occhi chiusi.
È a questi sognatori, desiderosi di lasciare nel tempo una traccia della propria esistenza terrena, che si rivolge il romanzo di Alessandro D’Avenia.
Scorrendo le pagine di “Bianca come il latte rossa come il sangue”, il lettore non può far altro che constatare che la vera linfa della vita è la libertà dei sogni, unico mezzo per migliorare se stessi e quella porzione di mondo che si occupa.
Così D’Avenia, raccontandoci una storia triste ma non disperata, fruga nell’animo e nelle abitudini di un gruppo di adolescenti, scovando nel sogno il segreto per sconfiggere i problemi relazionali, i mali esistenziali e le terribili condizioni della malattia e della morte.
È solo nelle parole di un professore assetato di conoscenza e consapevole dell’importanza dei sogni che Leo, il protagonista del romanzo, supera le barriere di un’esistenza fatta di scuola, compiti, chat, musica e motorino per confrontarsi coraggiosamente con la terribile leucemia che, inesorabile, uccide Beatrice, il suo unico grande amore.
Tuttavia, sarà proprio dalla sofferenza di Beatrice a sgorgare, attraverso le parole ricche di fede e intensamente commoventi vergate dalla ragazza su un diario, la nuova felicità di Leo, capace di comprendere che il vero e atroce segreto della vita è quello di amarla sempre e comunque, nonostante qualsiasi avversità.
“Bianca come il latte rossa come il sangue” è il romanzo della felicità ritrovata, resa ancora più gustosa dal fatto di essere frutto di un lento distillato di esperienze banali o dolorose, necessarie per far comprendere appieno e in maniera duratura l’immenso valore di chi ci sta accanto ricolmandoci di attenzioni e condividendo, con devozione e amore, tanto i momenti fausti quanto quelli infausti.
In ultima analisi, quello di D’Avenia è un romanzo magistrale, fondamentale per capire come l’unico elisir di lunga vita sia il binomio amore/sogno, termini interscambiabili e, senza alcun dubbio, equivalenti.
«Strappare la bellezza ovunque essa sia e regalarla a chi mi sta accanto. Per questo sono al mondo» (Alessandro D’Avenia).


Titolo: Bianca come il latte rossa come il sangue
Autore: Alessandro D’Avenia
Editore: Mondadori
Collana: Numeri Primi
Pag. 254

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