“Il lavoro intellettuale” è un libro che stupisce per la sua semplicità, dato ancor più rilevante dal momento che si tratta dell’opera di un filosofo che, contrariamente ai suoi colleghi, sfugge all’utilizzo di un linguaggio astratto e quasi iniziatico. Tuttavia, l’umiltà della forma non deve erroneamente indurci a pensare ad una povertà contenutistica che, sicuramente, non è attribuibile al suddetto testo.

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Jean Guitton entra quasi in punta di piedi per distillare tra le pagine anni di esperienze vissute nel campo degli studi e sintetizzare i principali insegnamenti che ne ha tratto. Non è un caso, infatti, che lo stesso autore dichiari di aver generato un «libretto di consigli», destinato a tutti coloro che studiano o lavorano.
Certo, scorrendo i vari capitoli, ci si rende immediatamente conto del fascino di pagine concepite nella calma e nel silenzio, quasi in netto contrasto con il rumore e la frenesia che la civiltà tecnocratica odierna ci impone ma, forse proprio per questo motivo, i messaggi di Guitton arrivano a colpire in maniera efficace la sensibilità di un lettore ormai non più abituato alla riflessione, assuefatto ad un bombardamento informativo tanto rapido quanto labile che scorre sulla rete o comunque attraverso testi mal scritti o autori inspiegabilmente prolifici le cui pagine, foraggiate a sproposito da enti, associazioni culturali ad personam o addirittura ministeri, tritano inesorabilmente un unico concetto, magari anche inizialmente valido, ma presentato al lettore in salse diverse e in acrobatiche e illeggibili variazioni.
Guitton, forte della sua attività culturale e dell’esperienza della privazione (consumatasi nella lunga prigionia presso il famigerato campo Oflag IV D durante gli anni Quaranta), stimola a sviluppare un metodo di lavoro e ad utilizzare al massimo grado le nostre energie mentali in modo da produrre maggiormente e con minor fatica, tenendo sempre presente che la ricerca della perfezione ghiaccia le facoltà e paralizza la fantasia, dacché ci si impone di raggiungere un attributo che appartiene alla divinità, ma che non connota la specie umana.
Ecco dunque che, tra le pagine, si delinea il ritratto del vero intellettuale che, in fin dei conti, non possiede molte cognizioni, ma ha l’abilità di usarle adeguatamente e, soprattutto, riesce a carpire ciò che può essergli utile dalle situazioni più disparate, consapevole del fatto che scegliere un progetto significa, molte volte, escluderne altri ugualmente validi e giustificabili. A ciò si associa la capacità di utilizzare con maestria i vari tipi di argomentazione (a priori, a posteriori e a contrariori), l’astuzia di fare sempre affidamento su autorevoli studi precedenti e la docilità nel lasciarsi guidare dal desiderio che, in fin dei conti, è l’unico, potente e affidabile motore della vita umana.
Nei più svariati casi dell’esistenza, l’uomo trova poi un fedele alleato nei libri, «precipitato» della vita quotidiana capace di metterci in contatto con «la magia di altre esistenze» e situazioni consumatesi in epoche e luoghi remoti.
Insomma, col suo ritmo cadenzato, quasi da antica nenia, tipico di una certa cultura cattolica del Novecento, “Il lavoro intellettuale” penetra nelle fibre intime del lettore innescando un processo nostalgico che, inevitabilmente, porta a riconsiderare l’utilizzo del tempo a nostra disposizione e a meditare sull’instabilità intrinseca di cose e sentimenti. Un libro ideale, dunque, per fredde e piovose serate d’inverno, con pagine che ben si conciliano col crepitio nel focolare e una bevanda fumante; un testo essenziale per creare attorno a noi una pace da chiostro che, stranamente, risulta più assordante del volume del televisore.

Il lavoro intellettuale. Consigli a coloro che studiano e lavorano
Autore Guitton Jean
Prezzo € 7,23
Dati 1996, 156 p., 13 ed.
Traduttore Meschiari M.
Editore San Paolo Edizioni  (collana I prismi)

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