Grande affluenza all’incontro sull'ingegnere internato a Ferramonti

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SPEZZANO ALBANESE - Si sono tenute ieri sera, martedì 27 gennaio, le celebrazioni del Giorno della Memoria a Spezzano Albanese, nella cornice di Palazzo Luci. L’evento, che ha registrato una grande affluenza, ha visto come ospiti Sara e Mair Babad, figli dell'ingegnere Markus Babad, internato nel campo di concentramento di Ferramonti.

La manifestazione, coordinata dal giornalista Emanuele Armentano, è iniziata con l’esecuzione degli inni della Fidapa e del Lions Club a cura della cerimoniere Leonilde Azzinari, seguita dai saluti istituzionali del sindaco Ferdinando Nociti, del consigliere comunale Roberto Cannizzaro, della presidente della Fidapa Angelica Capparelli Baffi, della presidente del Lions Club Franca Canadè e del componente del CTS del Museo Internazionale di Ferramonti, Umberto Filici. Durante l'evento, è stato richiamato il concetto di responsabilità, per preservare la memoria storica e trarne insegnamenti preziosi affinché certi avvenimenti non si ripetano.
Il giornalista Armentano ha introdotto il volume dedicato a Markus Babad curato dalla professoressa Teresina Ciliberti: «Questo libro -ha detto Armentano- non è una biografia tradizionale né un racconto eroico. Testimonianze, documenti e voci familiari restituiscono la complessità di un uomo di cultura e ingegnere, internato a Ferramonti. Oggi, alla presenza dei figli Mair e Sara Babad, questa memoria torna ad avere voce, non come nostalgia, ma come strumento per leggere il presente e riflettere sulle responsabilità». La professoressa Teresina Ciliberti, direttrice del Museo Internazionale di Ferramonti, ha raccontato i lavori necessari per la pubblicazione del volume, quarto della collana “Tiqqun' Olam” (Edizioni Expressiva). A chiudere sono stati i figli dell'ingegnere internato, Mair e Sara, che hanno condiviso ricordi e riflessioni sul padre. «Il 27 gennaio -ha detto Mair- ci ricorda ciò che non dobbiamo mai dimenticare: vite spezzate, sofferenze e ingiustizie della Shoah. Ricordare è un dovere e ci guida a costruire un futuro di rispetto e giustizia. Questo richiamo è urgente, mentre crescono nuove forme di antisemitismo che riportano a quei tempi che speravamo lontani». Ha raccontato le fasi principali della vita del padre, dagli studi e l’incontro con la moglie, all’arresto a Milano nel 1940, fino all’internamento a Ferramonti, dove riuscì a salvarsi, evidenziandone anche l’impegno sociale e i ruoli ricoperti nel campo. Ha concluso la sorella Sara, ripercorrendo anche lei alcuni aneddoti della famiglia e i valori appresi: «I nostri genitori -ha detto- ci hanno trasmesso un’educazione solida e l’amore per il prossimo, nonostante il loro trascorso». La serata si è conclusa con la consegna di alcuni presenti simbolici ai relatori da parte di Angelica Capparelli.

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