CORIGLIANO-ROSSANO - Il sessantottenne centrato da due proiettili a Donnanna. Indagini serrate del Tenente Colonnello Filippi: perquisizioni e caccia ai sicari in tutta la Sibaritide. La violenza torna a colpire l’area urbana di Rossano nel cuore di una domenica che doveva essere di riposo, ma che si è trasformata in un incubo di piombo e sirene.
Erano circa le dodici quando in via Pietro Romano, nella zona residenziale di Donnanna, il commando è entrato in azione per eliminare un obiettivo di altissimo profilo criminale: Salvatore Morfò, 68 anni, volto storico delle cronache giudiziarie della Sibaritide. L’uomo è stato raggiunto da almeno due colpi di pistola all’addome, esplosi a bruciapelo. Soccorso dai sanitari del 118, Morfò è stato trasportato d’urgenza al vicino ospedale “Giannettasio”, dove è entrato immediatamente in sala operatoria. L’intervento chirurgico, durato diverse ore, è servito a tamponare i danni devastanti causati dai proiettili, ma il sessantottenne resta ora ricoverato in rianimazione sotto stretta vigilanza. La sua prognosi rimane non sciolta e le prossime ore saranno decisive per la sua sopravvivenza.
Sul luogo dell’agguato si è concentrato un imponente dispiegamento di forze dell’ordine. A dirigere le indagini è il Reparto Territoriale dei Carabinieri di Corigliano-Rossano, guidato dal Tenente Colonnello Marco Filippi, che insieme agli uomini del Commissariato di Polizia di Rossano ha immediatamente isolato l’intero perimetro di via Pietro Romano. I militari dell’Arma e gli agenti della Scientifica hanno setacciato l’asfalto alla ricerca di bossoli e tracce biologiche, mentre il Tenente Colonnello Filippi ha disposto una serie di perquisizioni a tappeto nei quartieri sensibili della città e controlli serrati sulle celle telefoniche agganciate nell’area al momento dello sparo. Si cercano due uomini visti allontanarsi a bordo di un mezzo veloce, dileguatisi tra i vicoli dello scalo rossanese prima di far perdere le proprie tracce, forse verso la Statale 106.
Il nome di Salvatore Morfò evoca decenni di storia della ‘ndrangheta ionica. Considerato dagli investigatori un elemento apicale del clan Acri-Morfò, il suo profilo emerse con prepotenza nella celebre operazione “Stop”. Quell’inchiesta svelò al mondo come la consorteria di cui Morfò faceva parte avesse imposto un regime di monopolio su settori chiave come la panificazione, la distribuzione del caffè e il lucroso business delle scommesse legali e illegali. Un controllo che passava per estorsioni e intimidazioni silenziose, garantendo al clan una supremazia economica assoluta sul territorio di Rossano.
Ma c’è un dettaglio che oggi rende l’agguato di via Pietro Romano ancora più inquietante: il richiamo a una paura mai sopita. Proprio nel 2023, i verbali del pentito Nicola Acri, il sanguinario “Occhi di ghiaccio”, rivelarono che già nel 2001 Salvatore Morfò viveva con l’ossessione di essere ammazzato. Quella paura di un agguato da parte dei rivali De Luca era così soffocante da spingerlo a ordinare la sparizione violenta del giovane Andrea Sacchetti, convinto che fosse lui il sicario incaricato di ucciderlo. Dopo venticinque anni di attesa e processi, quella sentenza di morte che Morfò sperava di aver evitato sacrificando altre vite sembra essere stata eseguita oggi sotto il sole di Rossano. Mentre il Tenente Colonnello Filippi e i suoi uomini stringono il cerchio attorno ai responsabili, la Sibaritide torna a guardarsi alle spalle, temendo che il rumore delle armi di oggi sia solo il preludio a una nuova stagione di sangue.
@Riproduzione riservata