Feriti anche i quattro occupanti dell’altra auto. Carabinieri al lavoro per ricostruire la dinamica

Navanteri

SIBARI - Si chiamavano Chiara Garofalo e Antonio Graziadio i due ventenni che hanno perso la vita nel tragico incidente avvenuto all’alba di domenica sulla Statale 106, all’incrocio semaforico di Sibari. Due nomi, due volti, due storie che ora compongono l’ennesima ferita profonda della Sibaritide, una ferita che ha il profumo di gioventù interrotta e di futuro strappato.

Chiara aveva da poco soffiato sulle candeline del suo ventesimo compleanno. Venerdì scorso, in una foto che oggi assume un peso diverso e lacerante, appare con un sorriso dolce davanti alla torta. Era una ragazza piena di grazia, amante della danza, capace di trasformare musica e movimento in emozioni. Chi la conosceva parla di una giovane “dal cuore grande”, riservata ma luminosa, con una delicatezza d’animo che restava addosso a chiunque avesse la fortuna di incontrarla.
Accanto a lei, in quel tragico viaggio, c’era Antonio Graziadio, anche lui di 20 anni, un ragazzo dalla faccia pulita, educato, rispettoso, con una passione sincera per il mondo dei motori. Antonio era uno di quei giovani che non sgomitano, che non urlano: erano i fatti, il comportamento, a raccontarlo. Secondo le prime ricostruzioni, Chiara e Antonio viaggiavano a bordo di una Fiat Panda quando, all’incrocio semaforico di Sibari, si è verificato uno scontro violentissimo con almeno un’altra vettura, un’Alfa Romeo Mito su cui viaggiavano altri quattro giovani.
L’impatto è stato terribile. L’auto dei due ventenni è stata ridotta a un groviglio di metallo contorto. I sanitari del 118 hanno tentato a lungo di rianimarli, ma per entrambi non c’è stato nulla da fare. La loro vita si è fermata su quella strada che da decenni è sinonimo di tragedie e croci.
Nell’Alfa Romeo sedevano quattro giovani, tutti rimasti feriti. Stabilizzati sul posto, sono stati trasferiti allo Spoke di Corigliano-Rossano, e, per i casi più critici, all’ospedale di Cosenza. Le loro condizioni vengono monitorate costantemente. Il quadro clinico, per alcuni, è definito molto serio, ma non sarebbero in pericolo di vita. La risposta dei soccorsi è stata rapida e massiccia. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Cassano, le ambulanze SUEM 118 di Trebisacce e Corigliano-Rossano, il PET di Cassano all’Ionio, i Vigili del Fuoco, impegnati nelle estrazioni dalle lamiere. L’area è stata chiusa al traffico per consentire rilievi, messa in sicurezza e rimozione dei mezzi. La dinamica è ancora in fase di accertamento: velocità, scarsa visibilità e le consuete condizioni critiche della SS106 potrebbero aver contribuito in modo decisivo.
Cassano, Corigliano-Rossano, l’intera fascia jonica: tutti si sono svegliati in un silenzio irreale. La notizia è rimbalzata sui telefoni, nelle chat, nelle famiglie. In molti oggi fissano quelle foto di Chiara con la torta del suo ventesimo compleanno, o quelle immagini di Antonio con i suoi motori, e si chiedono “perché?”. Perché due ventenni devono morire così, in una notte qualsiasi, su una strada che continua a essere un confine tra la vita e la tragedia? Non sono due numeri. Non sono due nomi su un comunicato. Sono due giovani che avevano appena iniziato a vivere.

Fonte: Gazzettino Ionico

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