CASSANO ALL'IONIO - «A volte la politica riesce in un piccolo miracolo: negare una scelta mentre la macchina amministrativa, la sta già preparando. È esattamente ciò che è accaduto a Cassano all’Ionio sulla vicenda dell’incarico ex art. 110 del TUEL per il Settore Tecnico».
A intervenire è l’opposizione di Cassano all’Ionio in una nota che continua: «Il 30 novembre 2025 l’opposizione socialista presenta un’interpellanza dettagliata, documentata e politicamente pesantissima. Non una semplice polemica d’aula, ma un vero atto di denuncia politica e amministrativa.
Il cuore della questione era semplice: perché assumere dall’esterno una figura tecnica ai sensi dell’articolo 110 del TUEL quando dentro il Comune esistono già professionalità qualificate — architetti, ingegneri, geometri e funzionari di elevata qualificazione — selezionate tramite concorsi pubblici e già pagate dai cittadini?
Una domanda lineare. E, soprattutto, inevitabile. Il consigliere Davide Papasso, nell’illustrare l’interpellanza della minoranza, evidenziava una lunga serie di criticità: possibili profili di illegittimità, carenze istruttorie, rischio di danno erariale, mancata valorizzazione e mortificazione del personale interno e possibile violazione dei principi di economicità, imparzialità e buon andamento sanciti dall’articolo 97 della Costituzione.
Ma soprattutto metteva il dito nella contraddizione politica più evidente: come può un’amministrazione che racconta di “aver trovato le ragnatele nei cassetti” sostenere nuove spese esterne invece di valorizzare chi già lavora dentro il Comune? Ma il passaggio più incredibile della vicenda arriva durante il Consiglio comunale. Il sindaco sceglie infatti la strada dell’ironia e dello sbeffeggiamento politico. Con tono tra l’ironico e il contrariato liquida l’interpellanza dell’opposizione sostenendo che fosse la prima volta che doveva “rispondere di intenzioni” che nemmeno lui sapeva di avere. Una battuta ad effetto, pronunciata nell’assise più importante della vita democratica cittadina, che oggi si trasforma però in una clamorosa smentita e in un autentico autogol politico.
Perché gli atti parlano. Sempre. Con determinazione n. 230 del 20 aprile 2026 il Comune di Cassano all’Ionio avvia ufficialmente la procedura per il conferimento dell’incarico ex art. 110 comma 1 del TUEL per un Funzionario di Elevata Qualificazione destinato al Settore Tecnico. E come se non bastasse, con determina n. 303 del 15 maggio 2026 vengono approvati i verbali della commissione esaminatrice e certificata la conclusione della procedura selettiva.
In altre parole, mentre il sindaco ironizzava in Consiglio comunale sostenendo di non sapere nulla, la macchina amministrativa stava già andando esattamente nella direzione denunciata dall’opposizione.
Un autogol politico difficile da spiegare. O forse no.
Perché il punto politico vero non è soltanto l’incarico esterno. Colpisce infatti che, a fronte di una procedura che aveva raccolto oltre dieci domande di partecipazione, alla fine dei giochi si sia presentato un solo candidato. Più che una selezione comparativa, una formalità amministrativa con il sapore del destino già scritto.
Ed è proprio qui che riaffiora il nodo politico della vicenda: il ritorno, attraverso l’articolo 110, di un tecnico ingegnere già chiamato dall’esterno negli anni in cui a orientare la politica cittadina era il mentore politico dell’attuale sindaco, Gianluca Gallo, oggi potente assessore regionale.
Un ritorno che inevitabilmente alimenta interrogativi e rafforza la sensazione di trovarsi davanti a un copione già visto. Perché in politica le coincidenze esistono, certo. Ma quando diventano troppo ordinate, qualcuno finisce sempre per sospettare che il finale fosse stato scritto con largo anticipo.
Ed è qui che il celebre principio secondo cui “2 + 2 fa sempre 4” inizia improvvisamente a vacillare. Perché a Cassano, almeno in politica, pare che il risultato dipenda più dagli equilibri che dalla matematica.
Il Sindaco Iacobini, che non perde occasione per rivendicare la propria autonomia decisionale, anche stavolta sembra costretto ad abbassare la testa e ad accettare una soluzione che appare sempre meno una scelta amministrativa e sempre più una imposizione politica. L’immagine che emerge è quella di un sindaco del “signor Sì”, più intento ad eseguire che a decidere.
E c’è poi un elemento che rende la vicenda ancora più paradossale. Il sindaco Iacobini, giornalista di formazione e da sempre collocato culturalmente nell’area Comunista, oggi sembra vestire con sorprendente disinvoltura l’azzurro politico del centrodestra regionale. Più che un sindaco autonomo, appare quasi come un “inviato speciale”, chiamato ad eseguire una linea già scritta altrove.
Nel frattempo, le proposte avanzate dall’opposizione restano sul tavolo. Il consigliere Davide Papasso, infatti, non si era limitato alla denuncia. Aveva proposto alternative concrete: aumentare le progressioni verticali dei dipendenti, rafforzare la polizia municipale portando gli agenti da 18 a 36 ore, incrementare le ore agli ex TIS, oppure, utilizzare eventuali incarichi esterni per figure realmente mancanti, come quella di un manager turistico coerente con la vocazione della città. Idee amministrative prima ancora che politiche. Ma evidentemente la priorità era un’altra.
Ed è forse questo l’aspetto più preoccupante della vicenda. Perché quando un’amministrazione smette di temere il controllo politico, quando può permettersi di ironizzare sulle interrogazioni consiliari salvo poi essere clamorosamente smentita dagli atti, significa che qualcosa nel meccanismo democratico locale si è profondamente indebolito.
La questione dell’articolo 110 diventa allora molto più di un semplice incarico. Diventa il paradigma di una politica che parla di risparmio mentre aumenta i costi, che racconta trasparenza mentre ignora le contestazioni, che dichiara di voler valorizzare il personale interno mentre continua sistematicamente a scegliere l’esterno.
E soprattutto diventa la fotografia di un’amministrazione vittima delle proprie stesse parole. Perché le battute in Consiglio comunale possono anche tranquillizzare momentaneamente. Gli atti amministrativi, invece, restano. E a Cassano stanno raccontando una verità decisamente diversa da quella pronunciata pubblicamente dal sindaco davanti ai Cittadini, al Consiglio comunale e all’Elettorato».
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