L'associazione denuncia lo stato della struttura e ne sottolineano il valore

MORANO CALABRO - «Parliamo della vecchia Stazione Ferroviaria e delle strutture adiacenti delle allora Ferrovie Calabro Lucane, collocata ai piedi dell’eccezionale borgo di Morano Calabro. Costruita verso la metà degli anni ’20, chiusa all’esercizio sul finire degli anni ‘70, questa storica Stazione è semplicemente bella, forse povera nella sua essenza ma straordinariamente carica di vissuto e di storia». 

È quanto affermano i volontari dell’associazione "Acanto" in una nota diffusa, in cui si legge ancora: «Vi pare poco? Essa è patrimonio archeologico ferroviario e, al pari di altre strutture analoghe, rappresenta, per l’alto interesse pubblico, un bene paesaggistico e architettonico. Ma, oltre alle definizioni, possiamo affermare che rappresenta la memoria collettiva di un’intera comunità, non solo moranese. È architettura, storia sociale ed economica che ha segnato e scandito il tempo tra povertà, emigrazione e sacrifici, sicuramente di tanti moranesi. Oggi però, versa nel completo abbandono, in preda al degrado, e già pochi anni fa ha visto crollare il tetto del magazzino merci (da noi denunciato in un articolo del 2023 “Pista ciclabile Morano- Castrovillari 2023: qualche riflessione”). L’intera struttura è in pessime condizioni e così la casa cantoniera, colpita persino da un incendio. Le immagini sono più che esplicative. E allora cosa fare? Salvare oggi un bene culturale che rischia la completa distruzione, oppure aspettare che crolli per poi usufruire di ingenti finanziamenti pubblici (se e quando arriveranno) per ricostruirla? Non sarebbe il caso di pensare nell’immediato ad un primo intervento di manutenzione (in primis il tetto) e poi pensare al recupero per renderla funzionale nel suo valore storico (per esempio come museo ferroviario), ad integrazione (turistica) della ciclovia, quella sì, realizzata con investimenti milionari sul vecchio tracciato ferroviario. La priorità del Comune di Morano invece sembra un’altra. È certamente quella di realizzare “opere ridondanti” investendo, attraverso una cospicua sovvenzione del GAL Pollino di oltre 100 000 euro (con ben due finanziamenti - Fondi Psr Calabria 2014/2020 misura 7), in una cubitale scritta “CICLOVIA DI MORANO” a pochi passi dal tracciato, in un piccolo spazio (poco più grande di un pollaio) con due tavolini appiccicati e un’altalena per bambini, alcune luci, un discutibile spazio geologico, qualche vaso e poco altro. Ci viene subito da chiedere, ma dove sono finiti i tavolini e i giochi per bimbi posti a meno di 100m di distanza da quelli attuali e costruiti una decina di anni fa con un altro contributo pubblico? Non è questa la sede per aprire l’atavica questione dello spreco, piuttosto si vorrebbe riportare l’attenzione sulla domanda provocatoria iniziale: quanto vale una storica Stazione ferroviaria? Ognuno può fare la stima immobiliare che ritiene opportuna, ma che non può limitarsi al dato puramente numerico/economico. In essa è conservato un valore sociale e culturale unico, non quantificabile, e un alto potenziale che attende di manifestarsi, ma che, evidentemente, ancora non è stato colto da chi amministra. Pertanto, a conclusione, possiamo affermare che non basta un finanziamento per generare bellezza, per cambiare le cose o per dire ‘abbiamo fatto’. Serve consapevolezza, lungimiranza, attenzione e, se vogliamo, amore per ciò che abbiamo, per la storia che ci rappresenta e che segna la nostra identità. Serve attenzione persino per una vecchia Stazione in agonia, che tanto avrebbe da raccontare se non fosse lasciata in abbandono e, allo stesso tempo, vilipesa da gigantesche scritte cubitali a grandezza d’uomo che niente hanno a che fare con la bellezza e la cultura di questi luoghi».

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