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Intervista al docente universitario Antonio La Marca

LUZZI - Salvare l’identità nell’era digitale. Con il «metodo “Mparativillu» è possibile. Ne è fermamente convinto Antonio La Marca, già docente di Archeologia Classica presso l’Unical e studioso e delle tradizioni luzzesi, per il quale l'associazione 'Mparativillu rappresenta un caso di straordinario valore civile.

Nata qualche anno fa a Luzzi da una intuizione di Francesco (Ciccio) Scarpelli come video rubrica web per promuovere la ricerca delle tradizioni nell'ambito di detti calabresi, filastrocche, scioglilingua, ricette gastronomiche, oggi è diventata un’associazione e rappresenta ormai un vero e proprio fenomeno che, grazie alla rete, è cresciuta in modo esponenziale, valicando i confini locali e regionali. Per il professor La Marca c'è di più. «Siamo di fronte a un fenomeno nuovo, - dice -  un vero e proprio prototipo di come la tecnologia possa essere messa al servizio della comunità per un reale servizio civico di conservazione della memoria». Ed aggiunge: «In un’epoca che demonizza i social come "macchinette" dell'isolamento, ‘Mparativillu dimostra che la tecnica, se guidata da fini nobili, diventa un atto di resistenza e di resilienza culturale, capace di risvegliare nei giovani l’amore per il dialetto, per le tradizioni e per le radici, diventando a tutti gli effetti “l’ossigeno della memoria”».  Lo studioso luzzese si sofferma anche sull’impatto che l'iniziativa ha avuto sui connazionali all’estero. «Chi è partito da un po’ di decenni - afferma Antonio La Marca - ha custodito il nostro dialetto nella sua forma più pura, come una preziosa capsula del tempo. Grazie a questo modello digitale, i nostri emigrati ci restituiscono oggi parole e saggezze arcaiche: un restauro dell’anima che annulla migliaia di chilometri e che Scarpelli ha saputo intercettare con lungimiranza». Tuttavia, da studioso che osserva con amore le dinamiche della nostra terra, avverte che questo grande patrimonio fiorisce davvero solo se la comunità impara a camminare a passo unito. «Luzzi - pone l’accento - possiede una posizione geografica strategica e una ricchezza storica che la rendono un gioiello naturale, un motore di sviluppo dove la qualità della vita potrebbe splendere con una luce nuova. Ma questa luce ha bisogno di un'atmosfera di serenità e di reciproca stima». Ed allora cosa fare? «Dobbiamo superare le gelosie e gli attriti personali», risponde il docente universitario. «Quando un progetto come questo vince, vince tutto il paese, non il singolo. È necessario riscoprire il piacere di sentirci parte di un’unica grande famiglia, - evidenzia La Marca -  dove il successo di 'Mparativillu sia una gioia condivisa. Superare i personalismi è il modo più dolce per rendere il nostro borgo un posto dove sia bello restare, investire e vivere in armonia. La nostra storia è un coro, e un coro canta bene solo se ogni voce sostiene l'altra». Per La Marca ‘Mparativillu è la prova che la tecnologia può essere un ponte tra generazioni. «Invito i giovani a farsi "pontieri", perché «'U dittu anticu nun mori mai». Non muore se la verità che contiene - conclude La Marca - diventa la linfa per una comunità finalmente coesa, fiera e capace di fare sistema per il proprio futuro».

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