La consigliera regionale di Casa Riformista – Italia Viva, Filomena Greco, ha depositato il 10 aprile scorso una mozione al Consiglio regionale della Calabria per chiedere alla Giunta Occhiuto di intervenire con urgenza e impedire la soppressione dei plessi scolastici nei Comuni con meno di 3.000 abitanti.
In molti piccoli centri calabresi la scuola è rimasta l'unico servizio pubblico ancora attivo. Molti uffici postali con sportello fisso hanno chiuso, i presìdi sanitari di prossimità non esistono più, gli sportelli comunali funzionano a singhiozzo. Le scuole rimaste ora rischiano di chiudere.
«A produrre queste chiusure -si legge nella nota della consigliera Greco- è una norma del 2009, il D.P.R. 81, che stabilisce che una prima classe non possa essere formata con meno di 15 alunni. Quando fu scritta, il calo delle nascite e lo spopolamento delle aree interne non avevano ancora prodotto gli effetti che si misurano oggi. In Calabria 306 Comuni su 404 sono a rischio spopolamento, le nascite nel 2024 sono calate di un ulteriore 4,5% rispetto all'anno precedente e la regione ha perso oltre il 10% della sua popolazione negli ultimi trent'anni. Quella soglia, dunque, non è un parametro organizzativo, ma una condanna amministrativa».
Numerosi Sindaci hanno segnalato il diniego sistematico degli Uffici scolastici all'attivazione delle prime classi, anche nei casi in cui non esiste alcuna scuola alternativa nel raggio di decine di chilometri. La mancata attivazione di una prima classe innesca, di fatto, la chiusura dell'intero plesso.
«Il diritto all'istruzione garantito dalla Costituzione non può essere subordinato a criteri meramente numerici - aggiunge Greco- quando un bambino non può iscriversi alla scuola del suo paese perché i suoi compagni di classe sono quattordici anziché quindici, quel diritto è già stato violato».
La mozione impegna la Giunta su sette punti, dall'interlocuzione in sede di Conferenza Stato-Regioni per una revisione strutturale della norma alla sospensione dell'applicazione rigida dei parametri per i Comuni sotto i 3.000 abitanti, dall'adozione di indirizzi vincolanti sulla programmazione della rete scolastica all'apertura di un tavolo di crisi permanente con l'Ufficio Scolastico Regionale, le Province e ANCI Calabria, dallo stanziamento di risorse regionali straordinarie alla mobilitazione dei parlamentari calabresi affinché la questione venga affrontata a livello nazionale, con l'impegno a riferire con urgenza al Consiglio sugli esiti delle iniziative intraprese.
«La Regione Calabria ha competenza diretta sulla programmazione della rete scolastica -conclude la consigliera- la Giunta può adottare indirizzi vincolanti, aprire un tavolo istituzionale, stanziare risorse. Ogni scuola che chiude in un piccolo Comune non è solo un servizio in meno, è una comunità che perde l'ultima ragione per restare. Chiedo a Occhiuto di intervenire subito, prima che per molti di questi paesi non ci sia più nulla da salvare».
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