A dispetto di un diritto internazionale “inefficace” alla risoluzione dei conflitti, si registra, ormai, il ricorso alle escalations militari come modus operandi sempre più frequente da parte degli Stati, per come si evince dalla moltiplicazione degli scontri in corso nel mondo che fanno ritenere la necessità urgente di provvedere alla realizzazione di un sistema di sicurezza difensivo che, per esempio, il Bel Paese, al momento, non ha a disposizione.
Difatti, per come spiegato dagli esperti, oggi (ma anche domani), l’Italia non sarebbe in grado di reagire ad un’aggressione militare da parte di una potenza straniera, dovendo sperare (per non soccombere), soltanto, nell’aiuto della Nato, alleanza difensiva in via di liquidazione, oppure nell’intervento diretto degli Usa, un alleato del tutto disinteressato, dopo ottant’anni, a svolgere la funzione di gendarme del Medioceano, essendo, peraltro, impegnato nelle sfide nell’indo-pacifico.
Nonostante le numerose discussioni mediatiche, sembra che, ancora, il paese non abbia maturato la consapevolezza che la sicurezza della Nazione dipenda esclusivamente dai noi (cittadini italiani) perché il mondo è alle prese con un turbinoso cambiamento ove tutte le certezze (o alleanze) di prima non valgono più.
Pur nell’ottica della cooperazione internazionale che non dovrà mai venir meno, favorendo ogni forma di regolazione dei rapporti sovra-statuali, tuttavia il mutamento del quadro geopolitico impone l’applicazione realistica del principio che “ognuno pensi per sé”, atteso che sono stati spazzati via decenni di multilateralismo, cancellato lo stato di diritto all’interno della comunità internazionale. Attualmente conta nuovamente solo la forza. Tutte le alleanze, le relazioni e i legami sono divenuti instabili, temporanei e perennemente rinegoziabili. In tale contesto di “nuova giungla” devono muoversi le nazioni, compresa l’Italia, la quale dovrà, previa una seria riflessione dialogica sull’idea di sé, inevitabilmente invertire la tradizionale strategia, puntando alla tutela dei reali interessi nazionali che nei decenni si sono affievoliti.
Ma quali sarebbero gli interessi Nazionali? L’Italia è una penisola: una definizione geografica che è anche una verità storica, culturale ed antropologica.
Di conseguenza, gli interessi del paese passano dal mare perché il mare è potere e l’Italia, per “tornare sovrana” deve tornare padrona del suo mare.
Per cui il primo passo sarà, se la classe politica (e ceto dirigente) italiana lo comprenderà fino in fondo, quello di realizzare una rivoluzione politico-strategica (ed antropologica), nel senso di ripercorrere quella vocazione mediterranea pre-stato unitario la cui nascita, fondata sull’asse Torino-Milano, legata all’Europa continentale, ha escluso la storica proiezione marinara della penisola, abbandonando quell’area di diretta influenza, vitale per la sicurezza e tutela degli interessi nazionali.
La politica continentale post-risorgimentale ha fatto dimenticare che il “Paese delle Repubbliche marinare”, di Venezia, Genova, Napoli, Trieste e Palermo, per geografia rappresenta la migliore piattaforma logistica capace di connettere Asia, Africa, Europa e Americhe, la cui posizione strategica dovrà ridefinire l’azione politica nostrana che, realisticamente, non potrà rinunciare ad un rafforzamento della presenza militare in una proiezione navale, se si vuole mantenere una propria centralità ed influenza nel futuro.
Ma ad un potenziamento navale che pare sia già in corso, attraverso la dotazione di una portaerei a propulsione nucleare, diverse navi d'assalto anfibio multiruolo (Lhd) e vari sottomarini, per come previsto dal Documento programmatico pluriennale 2025-2027 del Ministero della Difesa, dovrà accompagnarsi una svolta culturale, intesa come recupero di quella “rimozione collettiva” del mare che, invece dovrà rivivere come elemento fondativo della nostra identità.
La politica, la cultura, l’impresa, la scuola e tutto il sistema nazione devono, dunque, tornare a guardare al mare come risorsa e come destino, senza rimanere con le spalle dell’Italia rivolte ad esso.
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