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Pur non essendo inglese, gli inglesi considerano cosa molto seria parlare del tempo, non come concetto filosofico, bensì del meteo, è da un po’ che l’argomento influenza, più che la mia conversazione, le mie giornate.

Meteoropatica? Anche! Sensibile a tutto e quindi anche alle variazioni climatiche potrebbe, questo clima cangiante, in via del tutto teorica, trasformarmi nella più crudele versione di tale Madame du barry. E forse non rendere del tutto piacevole la mia compagnia, non che, a dirla tutta, mio marito e mia figlia siano esentati da questi… Turbamenti emotivi… Certo, passare dalla felpa alle bretelline crea qualche disagio (e il raffreddore non mi passerà mai! Ipse dixit!) anche pratico: come ci dobbiamo vestire? Possiamo, finalmente, fare il cambio stagionale (impegni danzanti permettendo…)? Troppe cose in giro, che creano caos, e il caos è nemico del bello (e quindi del bene! Concetto socratico!) e nemmeno il miglior analista del pianeta potrà mai convincermi del contrario! E si, lo so, potrei sembrare, in qualche modo, una di quelle persone che si lamentano sempre e non sopportano né caldo né freddo. Non è proprio così, o meglio è così, ma non è questo il motivo di qualche disequilibrio, è questa repentinità, senza neanche passare dalla primavera, vanamente attesa, a crearmi disagio. È questo maggio con crisi di identità, prima ottobre, ora agosto a turbarmi. La mia indolenza domenicale diventa indolente più che mai. Inseguo pensieri, lavo a terra, penso all’estate, temo l’estate, mangio taralli. I taralli come una madeleine, di proustiana memoria. Qualcosa, nel mentre, nel mio armadio prende forma, previdente so essere, e lo so che si inciampa sempre nell’estate, e il mio armadio è sempre un po’ fornito di tutto. In qualche modo mi placo, per forza, fa troppo caldo per assumere una certa, e nota, posa decadente e tormentata. E poi è arrivato Silvio, amico mio prezioso, amico nostro, nonché testimone di nozze, zio Silvio. E la domenica si consuma, lenta e calda, ma anche leggera. Attraversiamo ricordi e memorie, ognuno/a insegue la sua madeleine, Ginevra ci snobba, chiacchieriamo, pranziamo, guardiamo film. Il pomeriggio si dilata nella sera, una sera piena di luce: come un infinito giorno. Mi e ci raggiunge attraverso il mio cellulare la voce di mio fratello: ridiamo, scherziamo, ci salutiamo, ci perdiamo in citazioni e riferimenti, ridiamo ancora. È come una sera d’estate: a Terranova, in piazza, tutti/e assieme. Persi in una risata, accarezzando una nostalgia. 

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