Navanteri

I bambini, come è ampiamente risaputo, hanno i loro tempi, un po’ al di là della frenesia contemporanea. Vivono poeticamente il presente, l’attimo che fugge, il concetto di “poi” o “dopo” è molto relativo, ciò crea anche la loro impazienza. Assaporare il momento, vivere con leggerezza è arte allo stato puro, e molte volte anche utopia. Il tempo che scorre esiste, così come esistono orari di tram ed autobus. Io non vivo il mondo dorato (ed anche abbastanza monotono) degli spoot pubblicitari. Mi muovo, anche con qualche difficoltà, nel mondo reale. La mattina a casa mia i sorrisi non si sprecano: sono una conquista. La colazione i cartoni mattutini (sì lo so non si dovrebbe…) il passaggio dal pigiama ai vestiti è una vera corsa contro il tempo, più che nel Mulino Bianco tutti e tre veniamo catapultati in un film di Indiana Jones.

Bnl

Eppure un po’ per vocazione un po’ per impegno pedagogico ci provo a non trasmettere stress a Ginevra, la mia bimba treenne. E tram o autobus vengono presi da noi puntualmente, ed ancora (ma non posso ipotecare il futuro) Ginevra non è mai arrivata all’asilo in ritardo. Succede che all’uscita dall’asilo io e Ginevra ci muoviamo senza eccessiva frenesia: se perdiamo il tram c’è l’autobus, ed ancora un altro autobus, ed un altro ancora, ed un altro tram, non proprio così l’uno dietro l’altro ma ci sono! Durante una delle nostre consuete passeggiate verso la fermata il tram ci è passato difronte, si volendo ce la potevamo ancora fare, ma perché caricare Ginevra e me di stress? E Ginevra, non proprio della mia stessa idea, si è messa ad urlare “Ferma tammmmmmm!” ed ha anche pianto. Allora io l’ho baciata e le ho detto di non piangere non c’era alcun motivo di essere tristi, avremmo preso l’autobus, non è necessario sempre correre, bisogna sapersi rilassare. La vita non è solo una corsa, e pur non tirando in ballo Kundera e “La Lentezza” (adoro autore e libro), e un po’ troppo presto, ho comunque cercato di spiegare alla mia bimba di saper godere anche dei tempi morti, delle attese, e che nella vita si, si può perdere un autobus. Lei mi ha guardato con i suoi bellissimi occhioni (i più belli che io abbia mai visto). Ed io fiera di me mi sono sentita una novella Mary Poppins, mi sembrava di sentire le musichette dei film della Disney, e trepidante ho aspettato il caldo abbraccio di mia figlia, ma al mio “Hai capito, Ginevra?” la sua risposta è stata “ Si, mamma, ma era meglio prendevamo il tammm, io ho freddo!” Di colpo ritorno nella realtà. “Cancellato ogni riflesso e le tendine in nylon rosa”, come direbbe Guccini, d’altronde, si sa, i bimbi, ti portano un po’ dove vogliono, nel loro meraviglioso mondo fatato e poi improvvisamente qualche incursione nella realtà, così come essa è. Ed in ogni caso, anche se le musichette della Disney sono rimaste in qualche angolo della mia mente, sospese, è sempre un enorme privilegio farti trascinare da una bimba. Guardare il mondo attraverso lei, fra streghe, orchi, e corse verso l’asilo.

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