Succede in un pomeriggio caldo di giugno di sentirsi porre questa domanda: “Che rapporto ha con i desideri?”. Di fronte a tale quesito, che scomoda la filosofia, la psicologia, la letteratura, forse la biologia, la lotta di classe e le rivendicazioni (sono anch’essi desideri!), non mi sento proprio in grado di dare una risposta.

Bnl

La risposta è dentro di te, ma è sbagliata! Certo, esiste un parere o intimo sentire su tutto, e d’altronde cosa c’è di più intimo, personale e proprio di un desiderio? Eppure non è così facile rispondere, non per me almeno. La domanda, però, è così intrigante, e “le domande non sono mai indiscrete, a volte lo sono le risposte” (O. Wilde), per non meritarsi una qualche riflessione. E nella mia mente partono a random, come in un vorticoso giro di giostra, un po’ inebriante, un po’ pericoloso (il terreno dei desideri sa essere tortuoso!), immagini e citazioni, infinite e in antitesi. Eppure tutte vere, tutte mie. E penso a Schopenhauer che considerava il desiderio come mancanza, la mancanza è dolore, e quindi, in estrema sintesi, meglio non desiderare! E per assonanza penso a De Andrè: “Quello che non ho è ciò che non mi manca”. Però no, non basta ancora a trovare una risposta mia, vera, istintiva. E la domanda non è nemmeno “Cos’è un desiderio?” o “Cosa desidera?”, che pure sarebbe stato più semplice, e però mi perdo un po' e stilo la lista dei desideri e, siccome non sono un’aspirante miss ( Italia), in cima alla lista non c’è la pace nel mondo. Bensì nell’istante in cui la domanda mi viene posta, si palesa in me un desiderio: una sigaretta! Che non posso fumare nell’immediato! E allora come ci si rapporta con i desideri? Con la necessità impellente di realizzarli, allora meglio sognare in piccolo così forse riusciamo nell’impresa? O con la capacita di saper attendere la loro concretizzazione? Qual è la strada migliore da perseguire? Forse quella della costanza, dell’impegno, dell’azione efficace. E quindi, per eterogenesi dei fini, il concetto stesso di desiderio si sposa, nella mia mente, con il concetto di dovere. Desidero la “Stanza tutta per me?” (“Se”, Virginia del mio cuore! Nostra Signora della scrittura!) me la devo costruire! Desidero una costanza maggiore nei miei giorni? E costanza maggiore devo avere! Desidero che mia figlia riordini la sua stanza? Mi devo rassegnare: la ragazza è preadolescente! D’altronde, è ovvio, al di là delle strade perseguite, non tutti i desideri si realizzano, ed essi cambiano pure! In ogni caso sarà che realizzare un desiderio costa fatica, a volte è anche bello solo immaginarle le cose, lasciandole fluttuare nell’aria, lasciandosi trasportare dall’una e dall’altra possibilità, senza dover scegliere, senza dover volere, senza dover desiderare. Cullati dal limbo e da un improvviso temporale, veloce e kantianamente sublime, e che le scelte, e che il mondo, sprofondino, se ciò servirà ad ispirare ancora il verso di una poesia, E poi a viverli davvero i desideri si potrebbe correre un rischio, perché “nella vita esistono solo due grandi tragedie: la prima è non ottenere ciò che si vuole, la seconda, la peggiore. È ottenerlo”(O. Wilde, ancora una volta).

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