(È ancora una volta per te, Giulia)

Da meno di una settimana sono iniziate le mie, nostre, vacanze crotoniate. Eh si, pare proprio che io e mio marito siamo riusciti a sanare un’antica ruggine fra Sibari e Crotone.

E se Terranova è terra natia, paese sempre amato, personificazione di ogni mio sussulto poetico, di ogni mio personalissimo piccolo mondo antico, mia eterna Itaca, Crotone è anche essa da tempo meta dell’anima, oltre che di vacanze marine. È Crotone fascino magnogreco, è decadenza e bellezza, rivestita di fragili malinconie e rigurgiti di autodeterminazione. È, anche, perché l’estate è pur sempre leggerezza e vanità (e sconti!), giro per i negozi, fra qualche acquisto con mia figlia, e la sensazione di essere dive fra le dive. È il nostro locale preferito da anni, è quel ristorante che sa attenderci e accoglierci. Crotone è soprattutto mare. Mare in libertà: senza orari, senza accordi. Circa duecento metri e sono in spiaggia, prendendomi anche lo sfizio di farmi un bagno e ritornare a casa, e poi riandare, se mi va. Raggiungere il mare è semplice, e la semplicità è bellezza. Ed è anche un rituale. I rituali però sanno cambiare, perché la vita sa cambiare, portando via affetti, amori, amicizie. E ritorno a Crotone, come ogni anno, da forse vent'anni, e tutto sembra immutabile: la sua bellezza, le sue eterne problematiche, i negozi, i locali, l’“Exodus” (il mio, il nostro, “Exodus”, Giulia!), il mare. E ritorno a Crotone, più malinconica che mai. Ad accogliermi, Giulia, non ci sarà il tuo sorriso. Non mi perderò, mai più, nel tuo abbraccio sincero e leale. Non passeremo il giorno del mio compleanno assieme, non troveremo un attimo per litigare per poi dimenticare tutto nel suono di una risata. Sono andata, Giulia, all’Exodus. Con Sceicco. Ho bevuto una birra, ho ascoltato i Cure, come sempre, ho guardato il mare, ti ho cercato nelle sue onde, ho pianto, come si piange quasi senza accorgersene. Come si piange quando muore un’amica. Sono andata anche al mare post pranzo, onorando un rituale che era il nostro rituale. Con Ginevra. Pur nella consapevolezza che mai più, in nessun luogo e in nessun tempo, il mare del pomeriggio sarà più la stessa cosa. Ma ho onorato il nostro rituale. Ti ho cercata come contemporanea Ophelia fra le acque. Ti ho sentita vicina, ora, che in realtà, anche tu mi sei: “Mille volte lontana, e poi per sempre”. Domani ti porterò un girasole. Perché sei stata luce, nei miei giorni. Ancora una volta buon sonno, amica mia. Manchi Giu'. Mi mancherai sempre!

@Riproduzione riservata

L'Editoriale

Il futuro della specie è a rischio?

Da qualche settimana si legge sui giornali di tutto il mondo la notizia secondo cui l'intelligenza artificiale, fra qualche anno, potrebbe distruggere l’umanità. La cosa mi ha non poco incuriosito e interessato, tanto da portarmi, questa mattina, a...

Controcorrente

Il carrello della spesa potrebbe bocciare Giorgia Meloni

“State meglio oggi rispetto a quattro anni fa?”, quando Ronald Reagan pronunciò l’anzidetta frase nel memorabile dibattito presidenziale del 1980 contro Jimmy Carter, non stava semplicemente ponendo una domanda retorica, bensì stava attivando la...

Pillole di pediatria

Anemia nei bambini: sintomi, cause e segnali da non sottovalutare

Lettere alla Redazione

Vivere o esistere?

Perché una donna?

L'angolo del Libro

Libri, letture e regali utopie

Gusto e Benessere

La zuppa arancione

Pubblicità

Pubblicità