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(Oppure l’elegia dell’imprevisto, mio malgrado)

Achille Campanile, scrittore, drammaturgo, umorista, sostiene in “In campagna è un’altra cosa” che il giovedì sia il giorno più bello della settimana, perché le vigilie sono più belle dell’evento stesso, e il giovedì è la vigilia della vigilia, ci prepara al venerdì: è di già felicità.

Sposo appieno questo pensiero, e proprio per statuto settimanale giovedì e venerdì dovrebbero essere leggeri e leggiadri, a marzo poi…
Se c’è qualcosa che nella mia mente è lontano da ogni leggiadria è l’imprevisto e l’incombenza quotidiana; poi, se l’imprevisto genera, un venerdì pomeriggio, l’incombenza quotidiana, è ansia e stress. Anche in terra di Lombardia ci sono venerdì pomeriggio di marzo splendenti di sole, un sole che mi inebria, che assaporo, che mi rigenera. Non devo correre, lo posso far giungere a me da una finestra, mentre leggo. Suona un cellulare, è quello di mio marito, c’è una consegna per noi, un mobile. Che mobile? Chi ha ordinato un mobile? Quando??? Una credenza… La credenza, ordinata da noi… Ma doveva arrivare a fine mese! Non siamo pronti. Dobbiamo spostare i piatti, i bicchieri, il mobile precedente, e avevamo organizzato tutto alla perfezione, per fine mese, però! E allora è delirio, ma anche azione. Qualcuno ci aiuta, la credenza è a casa. Va montata… Le viti, il caos, la vernice, bisogna rinfrescare le pareti; è  azione, concitata, estrema, ma anche bella, in modo inaspettato. I lavori partono sabato mattina, io e mio marito stile “Ghost”, con rullo e colore, le rispettive tute, l’entusiasmo di qualcosa di nostro e nuovo, come quando un desiderio prende forma. Mio marito, maschio alfa di casa, monta la credenza nel pomeriggio, in solitudine, fra i ritrovati fasti della Juve e una Peroni, in serata la credenza è quasi pronta. Domenica mattina si sistemano i piatti, i bicchieri, gli oggetti. Si pulisce tutto, la sciatica ringrazia. Le cose trovano collocazione, non ancora tutte, così come non ancora tutti i pensieri trovano direzione. Le cose e i pensieri però, come Emily Dicknson insegna, a marzo si muovono verso di noi. A volte non vanno rincorsi. La credenza è ciò che è arrivato un venerdì pomeriggio non aspettato, inatteso, e come tutte le cose inattese ha creato scompiglio, eppure è bella. Eppure è dove doveva essere. In anticipo sui tempi ha portato via un week end, eppure ha dato a questo week end l’idea della prospettiva, dell’andare oltre, del guardare al risultato, e non al percorso, passo dopo passo, come cercare le viti giuste per montare un mobile, anche se nel giorno sbagliato. Ritrovando, tra l’altro, in una stancante incombenza quotidiana un certo agire romantico, che ancora una volta ha il sapore della condivisione.

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