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“Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo”. Tale massima, attribuita a Voltaire, non è fra le mie citazioni preferite.

Ci sono idee che non meritano cittadinanza, e sono tutte quelle idee volte alla discriminazione, alla negazione di diritti, alla sopraffazione. Tutto mi divide in tal senso dalla ministra Roccella, anche se lei, credo, avrebbe preferito il ministro, ma io la grammatica la conosco.
Non mi piace ciò che dice e come lo dice, la trovo discriminante, classista, irritante, e - tornando al presunto motto volteriano - un paese mediamente civile non avrebbe bisogno delle sue idee e del suo agire politico, più adatto all’inesistente e cinematografica Pleasantville che alla società contemporanea.
Ciò detto, nell’apprendere della tragedia che l’ha colpita, e sapendo che il marito è ancora disperso nel momento in cui scrivo, domenica sera, non ho provato alcun sussulto di gioia.
Questa tragica fatalità non è sintomatica di alcuna lotta di classe, non c’è, forse purtroppo, nessuna rivoluzione in atto, nessuna vendetta del proletariato è avvenuta, nessun re è stato decapitato (metaforicamente parlando); un uomo è disperso nel lago Vico, e tutto ciò è avvenuto davanti agli occhi della moglie, sua compagna di vita da cinquanta anni. E tutto ciò, qualunque sia l’ idea che si ha della ministra, anche se lei avrebbe preferito il ministro, non può, se ci riconosciamo ancora nel genere umano, generare gioia.
Anche in questo caso per diversi motivi si può non essere empatici e solidali, però esultarne è davvero troppo. I social, come al solito, hanno mostrato le molteplici frustrazioni che si annidano nell’animo umano, la mediocrità elevata a barricata, il populismo becero che confonde ed offende la ribellione al sistema, luoghi comuni banditi come proclami. E ancora una volta si è confusa la lotta politica con lo sciacallaggio. La ministra Roccella, anche se lei avrebbe preferito il ministro, mi vedrà sempre sua avversaria, e anche nemica: non mi piacciono le donne come lei, le persone come lei, le politiche come lei, però l’attaccherò sempre sul terreno delle idee, mai su una vicenda dolorosamente intima e tragica. Nessuna esultanza, da parte mia, per il suo dolore Ministra Roccella, anche se lei avrebbe preferito ministro, non mi appaga il suo dolore, non potrebbe, e non dovrebbe appagare nessuno/a, neanche i suoi detrattori, avversari, nemici politici. Le battaglie politiche sono necessarie e serie, e non si nutrono di un dolore privato: mai!

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