Sotto le foglie (Quand vient l’automne) è un film del 2004 diretto da François Ozon che ha in sé toni poetici a sfumature da thriller psicologico. È ambientato nella campagna della Borgogna e racconta la vita di una pensionata, Michelle. La sua unica amica è Marie-Claude, il cui figlio Vincent si trova in carcere per reati minori.
Michelle ha una figlia, Valérie, con la quale ha un rapporto difficile e complicato, e un nipote, Lucas. Durante un pranzo di famiglia, Michelle offre, ignara, alla figlia e al nipote funghi tossici, da lei raccolti. Valérie, dopo essersi ripresa dal malore provocatole dai funghi tossici, andrà via con il figlio, interrompendo ogni relazione con la madre. Vincent, uscito dal carcere, verrà assunto come giardiniere da Michelle. Volendola ringraziare, si recherà a Parigi da Valèrie per far riappacificare le due donne. Durante la visita, Valérie cade dal terrazzo e muore. Vincent confida, giurando la sua innocenza, ciò solo alla madre. Lucas andrà a vivere con la nonna. Marie-Claude, prima di morire, confida all’amica che Vincent era con la figlia il giorno che è morta.
Lucas e Michelle, credendo all’innocenza di Vincent, in seguito gli forniranno un alibi. Michelle confiderà al nipote il motivo di astio che vi era fra lei e Valérie: Michelle è stata una prostituta. Ciò non turberà i rapporti fra nonna e nipote. Sentendosi riappacificata con la figlia, e forse con la vita, durante una passeggiata nei boschi, con Lucas e Vincent, Michelle avrà un malore e morirà: sotto le foglie.
Difatti, vera protagonista del film sembrerebbe la natura e la campagna francese, che sa essere spietata eppure accogliente, inquieta e serena, al contempo. Protagonisti, ancora, sono i sentimenti ambivalenti legati alla maternità e al rapporto fra donne, ma anche la sorellanza che si evince dal rapporto fra le due amiche. Non si elargiscono giudizi (gratuiti) ma si evidenziano e analizzano le ambiguità, i conflitti, che si annidano nei legami famigliari, e come ci si possa ricostruire in un’idea di famiglia allargata e imperfetta. Di recente questo film è stato trasmesso da Rai Tre, che ogni tanto si ricorda di essere (stata) Rai Tre, ed è diventato argomento di conversazione fra me e mia madre. E nel narrare di foglie e metafore forse abbiamo narrato anche noi stesse, unite da legame indissolubile: siamo madre e figlia, anche con le nostre zone d’ombra, ma unite.
Nel dolore e nella perdita (Peppino ci mancherai sempre!), ma anche in quei sussulti che sembrano ricordare la felicità. E ci sembra di perderci, mentre narriamo di Michelle e Valérie, anche noi nella campagna francese, addentrandoci nei suoi segreti. E quelle stesse foglie ci raggiungono: in Calabria come in Lombardia. Ci restituiscono poesia, esulano dal quotidiano, ci nutrono, ancora una volta irridono la morte e inneggiano alla vita. Perché ogni cosa che rimanda alla poesia è vita, “Tutto il resto è noia”, per dirla con il Califfo. E sotto le foglie che metaforicamente ci ritroviamo, mamma, vive, imperfette, liriche, perché in noi ancora alberga, e trova respiro, la bellezza.
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