Campagna anti incendio 2026 home alta

Mercoledì 25 febbraio a Torino si è tenuta la partita Juventus-Galatasaray. Le mie pareti domestiche sono state attraversate nell’ordine: “Nooo!”, diversi epiteti verso l’ arbitro che non riferirò, e santi e madonne sono stati nominati più volte, non proprio come un raccoglimento in preghiera (che nessuno/a si senta offeso/a: siamo atei e mio marito è juventino, e l’empatia verso le sofferenze altrui resta sempre un valore).

La partita è terminata ai supplementari, la Juve, nonostante la vittoria sul campo, perde per il precedente risultato. È quella vecchia storia di andate e ritorni che non credo di aver mai capito bene. Perde con onore. Il pubblico, dallo stadio, il suo pubblico si alza in piede e plaude, mio marito forse dovrebbe misurarsi la pressione. Io penso a Pasolini: “Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce… In questo mondo di vincitori volgari e disonesti… della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo… A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde”. Si, è solo una partita, con buona pace di mio marito, si, Pasolini (che pure non disdegnava il calcio) si riferiva a qualcosa di più profondo, importante, nobile (Quale nobile era il suo animo, era, prima di tutto, poeta, per dirla con Moravia), però alcuni simboli sono immediati, e di facile interpretazione. Perché si può plaudire, con rammarico e con orgoglio al contempo, alle sconfitte, se la battaglia si è combattuta con impegno e dignità, e ciò si può evincere anche una sera di fine febbraio guardando Juventus-Galatasaray. Uno juventino più di tutti gli altri avrebbe, si imprecato, ma plaudito a questa sconfitta, con estremo trasporto. Perché era comunista, e i comunisti lo conoscono bene il gusto dolce amaro della sconfitta, il suo valore. Si avrebbe plaudito, in modo scomposto e plateale, facendo analoghe riflessioni, perché intelligente era, e avrebbe gioito perché la sua Juve è stata una grande Juve: determinata e tenace. E le uniche battaglie che si perdono sono quelle che non si combattono, e, Che Guevara, “ Hasta la Victoria”, come mi dicevi sempre nel salutarmi, come non mi dirai mai più.

@Riproduzione riservata

L'Editoriale

Essere arbëresh: il valore che non ci diamo

Da oggi a domenica Spezzano Albanese ospita la seconda edizione di Expo Arbëria. Arriveranno sindaci e autorità dall'Albania, dal Kosovo, dalla Macedonia del Nord e dal Montenegro, insieme ai rappresentanti dell'Unione dei Comuni Albanesi.

Controcorrente

Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, gli Stati Uniti hanno vinto?

L’editoriale firmato da Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera, il giorno dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, intitolato “Siamo tutti americani”, oltre ad esprimere quella solidarietà degli alleati alla super potenza americana,...

Pillole di pediatria

Sigarette elettroniche e giovani: l’illusione dell’innocuità

Lettere alla Redazione

Vivere o esistere?

Perché una donna?

L'angolo del Libro

Un affresco d’ombre

Gusto e Benessere

Caserecce di fine estate

Pubblicità

Pubblicità
Campagna antincendio 2026 sidebar