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Denunciati «gravi disagi» e la «reiterata inerzia aziendale» dopo la chiusura dell'ufficio dello Scalo

SAN MARCO ARGENTANO - La sindaca di San Marco Argentano, Virginia Mariotti, ha inviato oggi una formale diffida e un sollecito a Poste Italiane per chiedere il ripristino immediato dell’ufficio postale sito in località Scalo (San Marco Roggiano Stazione), chiuso dopo l’evento criminoso verificatosi nella notte del 31 dicembre 2025. Nella nota, indirizzata anche alla Prefettura di Cosenza, l’amministrazione comunale denuncia «gravi disagi» per la popolazione e una «reiterata inerzia aziendale».

Bnl

La prima cittadina evidenzia come, a distanza di quasi quattro mesi dall’accaduto, «l’ufficio è ancora chiuso, né vi è traccia dell’avvio dei lavori di ripristino dell’immobile».
Nel documento si punta il dito contro quella che viene definita una «sistematica e offensiva strategia di rinvio» da parte di Poste Italiane. In particolare, vengono contestati il «mancato rispetto delle scadenze comunicate, inizialmente fissate al 25 febbraio 2026 e successivamente rinviate a metà aprile, senza che i lavori siano mai iniziati».
L’amministrazione denuncia anche il «silenzio» del gestore del servizio pubblico, spiegando che «gli ultimi due solleciti sono rimasti totalmente privi di riscontro», nonostante l’invio di una raccolta firme dei cittadini.
Ulteriori critiche riguardano l’affissione di un avviso che annuncia lavori dal 14 aprile al 15 giugno 2026, definita «l’ennesima presa in giro ai danni di una comunità che si sente, a ragione, abbandonata».
Nella diffida si chiede quindi «l’immediato ed effettivo inizio dei lavori di ripristino, con la riapertura della sede entro, e non oltre, il 15 giugno 2026», riservandosi di interessare l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.
La sindaca Mariotti sollecita inoltre il ripristino del funzionamento H24 dell’ATM dell’ufficio postale di via XX Settembre, attualmente limitato «ai giorni e agli orari di apertura al pubblico», evidenziando ulteriori disagi per la cittadinanza.
Infine, viene segnalato che, in assenza di interventi concreti, la popolazione ha già annunciato «eclatanti forme di protesta civile a tutela dei propri diritti».

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