TARSIA - «In questi giorni di Novena, mentre il nostro popolo si prepara a celebrare la festa di San Francesco di Paola, il cuore della comunità di Tarsia porta ancora i segni profondi dell’alluvione che, nello scorso febbraio, ha ferito famiglie, attività, campagne e strade del nostro territorio». Così, in una nota, don Cosimo Galizia, parroco di Tarsia, riflette sul significato che la ricorrenza assume quest’anno alla luce degli eventi legati al maltempo di febbraio.
«Non possiamo vivere questa festa come se nulla fosse accaduto -aggiunge don Cosimo-. La fede autentica non cancella il dolore: lo attraversa, lo illumina e lo trasforma in speranza. Per questo, la festa del nostro Patrono assume quest’anno un significato ancora più forte. Non è soltanto una tradizione religiosa, ma un momento di unità, di consolazione e di ripartenza per tutta la comunità.
Come parroco, desidero anzitutto esprimere la mia vicinanza alle famiglie che hanno subito danni, perdite, paure e disagi. In molte case l’acqua non ha soltanto invaso muri e stanze: ha toccato sacrifici di una vita, ricordi, lavoro e serenità quotidiana. A tutti giunga l’abbraccio della Chiesa e della comunità cristiana. Nessuno deve sentirsi solo.
In questi mesi abbiamo visto anche il volto migliore di Tarsia: persone che si sono aiutate senza chiedere nulla in cambio, giovani volontari, uomini e donne che hanno spalato fango, condiviso pasti, aperto le proprie case. È questa la forza dei nostri paesi: quando arriva la prova, emerge l’umanità vera.
Un pensiero di gratitudine va alle istituzioni civili e militari, alla Protezione Civile, alle forze dell’ordine, ai volontari e a quanti sono intervenuti nei giorni dell’emergenza. La collaborazione tra cittadini e istituzioni è un bene prezioso che va custodito e rafforzato.
Ma questa festa deve essere anche occasione di riflessione coraggiosa. Le tragedie non possono essere archiviate appena l’acqua si ritira. Il nostro territorio chiede attenzione, prevenzione, cura dell’ambiente e investimenti concreti per la sicurezza delle famiglie. Non servono parole di circostanza: servono responsabilità, visione e amore autentico per questa terra.
San Francesco di Paola ci insegna proprio questo: la santità non è fuga dalla realtà, ma vicinanza ai poveri, agli ultimi, a chi soffre. Il Santo Patrono continua a parlare alla nostra comunità con un messaggio attualissimo: nessuno si salva da solo.
La Novena che stiamo vivendo sta registrando una partecipazione intensa e commossa. È il segno che il popolo, davanti alle difficoltà, sente ancora il bisogno di ritrovarsi nella preghiera e nella fraternità. La fede del nostro popolo non è folklore: è radice profonda che sostiene nei momenti più difficili.
Le celebrazioni culmineranno sabato sera e domenica con la solenne processione del Santo per le vie del paese. Sarà un cammino non soltanto religioso, ma anche simbolico: un popolo che, pur ferito, continua a camminare insieme. Dietro il Santo Patrono porteremo le nostre preoccupazioni, le lacrime di questi mesi, ma anche la volontà di rialzarci.
Oggi Tarsia ha bisogno di speranza vera. Non di illusioni, ma della certezza che una comunità unita può superare anche le prove più dure.
Che San Francesco di Paola protegga le nostre famiglie -conclude don Cosimo-, sostenga chi soffre, illumini chi governa e doni a tutti la forza della rinascita».
@Riproduzione riservata