SAN MARCO ARGENTANO - «Per essere stato sempre presente ed attivo nell’ambito sportivo nonché per il suo instancabile impegno, lo spirito sportivo e la dedizione nel contribuire alla crescita della comunità attraverso lo sport». La motivazione racchiude, in poche righe, ciò che da sempre incarna Enzo D’Acri, luzzese doc che, pur vivendo e lavorando ormai da molti anni tra Tarsia e S.Marco, non ha mai reciso il legame con il suo paese natio.
D’Acri, ex direttore sportivo e già direttore generale della Luzzese Calcio 1965, nei giorni scorsi è stato premiato per i suoi meriti sportivi in occasione dei festeggiamenti della B.V. del Carmelo, a S. Marco Argentano Scalo, nel corso dell’iniziativa amarcord promossa dal comitato e dal parroco don Sergio Ponzo per omaggiare l’impegno di presidenti, calciatori, dirigenti e la gloriosa squadra locale “Scalese”.
Un riconoscimento che non arriva da una federazione sportiva ma dal comitato di una festa religiosa e che per l’emozionatissimo Enzo D’Acri «vale più di un gol al 90° perché -dice- non premia la vittoria, le classifiche ma ciò che resta quando i riflettori si spengono: le gesta, il rispetto, l'ascolto, la presenza. E se arriva nel giorno della Madonna del Carmelo allora non è solo sport, è comunità, è radici, è memoria».
Sono ormai più di dieci anni che sei fuori dal mondo del calcio. Che effetto ti ha fatto rivedere presidenti, calciatori, dirigenti?
«È stato bellissimo, e sai perché? Perché nella vita come nel calcio pensi sempre che quando sei dentro ti cercano tutti, poi passa il tempo, passano gli anni e credi che finisci nel dimenticatoio, che nessuno ti cerchi più. Invece oggi, grazie a don Sergio Ponzo ed al comitato, mi sono dovuto ricredere, con sommo piacere e gratitudine».
Cosa ti hanno fatto capire don Sergio e il comitato nel conferirti questo riconoscimento?
«Che negli anni noi tutti presenti abbiamo seminato bene, che persone come Don Sergio e il comitato sono un esempio. Ho capito che quando ti metti a disposizione con il cuore la gente non dimentica. Al calcio, allo sport ho dedicato tantissimi anni, non per vincere ma per esserci, per ascoltare, per cercare di far rispettare le regole e soprattutto educando al rispetto delle persone senza far rumore».
Questo premio, quindi, cosa davvero rappresenta per Enzo D’Acri?
«Non è un premio per le vittorie, non parla di gol, non parla di classificate, bensì di gesta. Quindi i miei ringraziamenti vanno prima di tutto alla Madonna del Carmelo: se questo premio arriva oggi, nella sua festa, vuol dire che quello che ho fatto, quello che abbiamo fatto, non è stato solo sport, ma è stato comunità. sono onorato di ricevere questo riconoscimento e ringrazio di cuore don Sergio e il comitato per avermi pensato».
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