SAN DONATO DI NINEA - Nella serata di ieri a San Donato di Ninea, nell’accogliente saletta dell’Incrocio Lounge Cafè si è svolto l’incontro con la scrittrice Giusy Staropoli Calafati, che ha presentato il suo ultimo libro "Terra Santissima".
Dopo la brillante introduzione di Giulio Pignataro, che con il consueto garbo ha accompagnato il pubblico alla scoperta dell’autrice, l’affollata platea ha potuto ascoltare dalla viva voce della scrittrice il percorso che ha portato alla nascita del romanzo. Una storia di fantasia, certo, ma di quelle che somigliano terribilmente alla realtà: vicende che potrebbero essere accadute ovunque - e forse sono già accadute.
A impreziosire il volume contribuiscono la prefazione di Santo Gioffré e la postfazione di Cosimo Sframeli, due interventi che ne ampliano la lettura e ne rafforzano il senso.
Calabrese, madre di quattro figli, Giusy Staropoli Calafati vive in una zona diversa da quella in cui si svolge buona parte della vicenda narrata. Tuttavia, per restituire con autenticità paesaggi, atmosfere e personaggi, ha scelto di percorrere personalmente i luoghi descritti nel libro: il Santuario di Polsi, San Luca - patria del suo amato Corrado Alvaro - le montagne dell’Aspromonte, Pietra Kappa e numerosi centri della Locride.
Nel suo racconto si percepiscono chiaramente passione e amore per la propria terra, la Calabria. Due sentimenti che non sempre coincidono perfettamente: la passione, infatti, può talvolta offuscare quello sguardo più pacato e riflessivo necessario per comprendere davvero i contesti sociali e ambientali nei quali si muovono i personaggi della storia.
Senza anticipare i passaggi del romanzo - che merita di essere scoperto pagina dopo pagina - va detto che la narrazione possiede una forte capacità evocativa. Le descrizioni permettono al lettore di immergersi nelle vicende quasi come davanti a uno schermo cinematografico, accompagnato dalle suggestioni dei panorami mozzafiato dell’Aspromonte, la “Montagna Bianca”. È questo, infatti, il significato del termine Aspromonte, così come lo interpretarono i primi Greci giunti sulle coste ioniche, osservando da lontano le creste innevate stagliarsi nel cielo azzurro.
Le ambientazioni della storia sono molteplici, proprio come i percorsi di vita di milioni di calabresi costretti nel tempo a emigrare per lavoro, nel tentativo di offrire ai propri figli un futuro più dignitoso. È anche una storia di emigrazione e di crescita umana e culturale, che conduce la protagonista in una città del Nord per poi riportarla alla terra d’origine. Un ritorno che molti emigranti conoscono bene: quello verso i vicoli, le case e le abitudini di sempre, spesso dure a morire, dove superstizione e tradizione convivono con riti religiosi e dove persino un santuario può trasformarsi in luogo di vicende tutt’altro che rassicuranti.
In questo intreccio di situazioni e di forti tensioni emotive, la protagonista - significativamente una donna, come l’autrice - affronta il ritorno alla propria casa e alla propria identità.
Terra Santissima è un romanzo che merita di essere letto soprattutto al Sud e in Calabria, perché contribuisce a rafforzare la capacità di raccontare il territorio con uno sguardo diverso da quello stereotipato che spesso emerge nella narrazione corrente dell’Italia di oggi. Una lettura che può restituire ai calabresi un senso più equilibrato di appartenenza: lontano sia dall’autodenigrazione, talvolta ingenerosa, sia dall’esaltazione acritica della propria terra.
Il libro, in questo senso, può diventare quasi una misura con cui confrontare i propri sentimenti verso il luogo d’origine, fungendo da punto di equilibrio tra risentimento e orgoglio.
Con questo lavoro, Giusy Staropoli Calafati sembra aver raggiunto una maturità narrativa che le consente di proporsi come una voce significativa nel rinnovare lo storytelling sul Sud: un racconto meno prigioniero della retorica, ma capace di restituire con autenticità e dignità la complessità del vivere meridionale, troppo spesso deformato da narrazioni superficiali o sottilmente denigratorie.
Terra Santissima, infine, non è soltanto un romanzo, ma anche un modo diverso di guardare e raccontare la Calabria. Un racconto che prova a sottrarsi alle scorciatoie degli stereotipi per restituire, con sensibilità e consapevolezza, la complessità di una terra antica e inquieta. Ed è proprio da narrazioni come questa che può nascere un nuovo modo di parlare del Sud: meno caricaturale, più vero.
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