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Tre giorni tra identità linguistiche, diritti umani, musica, danza e culture dal mondo

TARSIA - Diciotto anni e la voglia, anziché di celebrare semplicemente quanto fatto, di alzare l’asticella. TaranTarsia ha chiuso la sua 18esima edizione, finanziata dalla Regione Calabria – Azione 6.8.3 del PAC 2014/2020, Avviso pubblico Sostegno e promozione turistica e culturale, organizzata dall’Associazione Culturale Musikart con il patrocinio del Comune di Tarsia, lasciandosi alle spalle tre giorni nei quali il centro storico è diventato luogo di incontro tra identità linguistiche, diritti umani, musica, danza, gastronomia e culture dal mondo. 

Dal 27 al 29 agosto scorsi, il Festival ha restituito soprattutto questo: una manifestazione cresciuta insieme al suo pubblico e oggi capace di affiancare alla grande festa popolare una proposta culturale sempre più riconoscibile.
Tre giornate con linguaggi volutamente differenti. Il 27 agosto, protagonisti le minoranze linguistiche calabresi e il patrimonio arbëresh, grecanico e occitano; il 28, l’atmosfera raccolta di Voci dal Mondo - Sentieri di Pace, dedicata alle migrazioni e ai diritti umani; il 29, invece, la grande festa conclusiva con il centro storico invaso dalle musiche dal mondo e dagli artisti che hanno accompagnato TaranTarsia verso i suoi diciotto anni. Era questa l’architettura immaginata da Musikart e restituita nei tre giorni della manifestazione.
La prima serata ha aperto Piazza Castello al racconto delle comunità linguistiche storiche della regione, facendo dialogare istituzioni, musica e gastronomia identitaria. «La Calabria -ha sottolineato il sindaco Roberto Ameruso- è uno scrigno di convivenza vera. La pace si costruisce così, convivendo, contaminandoci. Da qui anche l’invito a superare la stessa definizione di minoranza: Mi piace parlare di diversità linguistiche. L’unicità della nostra regione è proprio la diversità».
Un patrimonio che vive soltanto se viene tramandato. Carlo Pisano, presidente del Consiglio comunale di Guardia Piemontese, ha raccontato l’appartenenza occitana come un orgoglio da custodire quotidianamente; Francesco Godino, presidente del Consiglio comunale di Vaccarizzo Albanese, ha richiamato il valore di camminare nel presente mantenendo lo sguardo rivolto alle proprie radici. E Ciccio Nucera ha portato l’esperienza concreta dei corsi attraverso i quali musica e canti in grecanico vengono trasmessi anche ai bambini.
Il giorno successivo TaranTarsia ha cambiato completamente atmosfera. Voci dal Mondo – Sentieri di Pace ha scelto musica, testimonianza e racconto per affrontare il tema delle migrazioni riportandolo alla sua dimensione più essenziale: le persone. Con Barche di sabbia, il giornalista Emanuele Armentano ha raccontato il viaggio di due ragazzi partiti dal Gambia e arrivati in Italia attraversando il continente africano, il Sahara e il Mediterraneo. «Portano con sé -ha ricordato l’autore- il loro messaggio d’amore verso la vita». Un momento che, nelle parole della presidente di Musikart e direttrice organizzativa dell’evento Katia Cannizzaro, ha confermato la volontà di fare di TaranTarsia non soltanto un festival dedicato a musica e danza, ma un promotore di diritti umani. La stessa giornata ha rafforzato inoltre la dimensione comprensoriale del progetto, mettendo insieme Tarsia con Spezzano Albanese, San Lorenzo del Vallo e Terranova da Sibari e i rispettivi rappresentanti istituzionali.
Dopo due giornate dedicate alla conoscenza e alla riflessione, il 29 agosto la contaminazione è diventata festa. Il centro storico ha accolto musica, danza e performance diffuse con il Gruppo Folkloristico di Castrovillari, Create Danza, Ottopiù Street Band, Tempio di Iside, Ismaila Mbaye & Tribal Percussion e Taranta Nova, fino al concertone degli Après La Classe. È stata la sintesi naturale dell’intero percorso: partire dalle identità, attraversare i diritti e arrivare alla musica come linguaggio capace di mettere tutti nello stesso spazio. «TaranTarsia -conclude il direttore artistico Katia Cannizzaro- è diventato maggiorenne così: non spegnendo diciotto candeline, ma dimostrando di avere ormai qualcosa in più da raccontare oltre la festa».

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