Dal caso Sogert al teatro comunale, arriva la replica della maggioranza uscente

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SAN LORENZO DEL VALLO - Replica dura e senza sconti della compagine amministrativa guidata dal sindaco uscente Vincenzo Rimoli. Nel corso dell'ultimo comizio della lista numero due, tenutosi il 18 maggio a Fedula centro, i candidati hanno risposto alle accuse della lista avversaria concentrandosi soprattutto sulla gestione amministrativa, tributaria e politica degli ultimi anni.

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Ad aprire la serata è stato Giovanni Gallicchio, che ha definito la coalizione rivale «un'armata brancaleone tenuta insieme solo dall'interesse per la poltrona». A seguire è intervenuto Biagio Viceconte, che ha difeso il ruolo del comitato feste locale, spiegando che si tratta di «un'associazione fatta di persone che non hanno mai preso un centesimo dalle casse comunali» e accusando gli avversari di «scarso amore per il paese» per la loro assenza agli eventi organizzati sul territorio. Sul fronte amministrativo è poi intervenuto Domenico De Marco, annunciando la volontà di trasferire alcuni servizi comunali essenziali nell'edificio della guardia medica per agevolare i cittadini della frazione. De Marco ha inoltre chiarito che la Sogert «non ha più alcun contratto in essere con il Comune» e che sono già attivi strumenti di rateizzazione ed esenzione per le famiglie in difficoltà. Rispondendo alle accuse sui tributi pagati due volte, il candidato ha precisato che «ogni pagamento reale è tracciabile tramite Agenzia delle Entrate». Non è mancata una stoccata politica alla lista avversaria: «Da una parte parlano di Comune pieno di debiti, dall'altra propongono di aumentare le indennità degli amministratori. Dovrebbero mettersi d'accordo». Particolarmente acceso l'intervento di Agostino Viceconte, che ha parlato di «campagna diffamatoria e vergognosa» da parte della lista numero uno, soprannominando Marranghello «Lucignolo» e respingendo le accuse di fascismo rivolte alla maggioranza, sottolineando come nella lista numero uno figuri una candidata che ha militato in un partito disciolto di estrema destra. Il candidato ha ricordato che la stessa in passato avrebbe criticato una proposta di legge contro il regime fascista per difendere la propria libertà d'espressione: «Caro Lucignolo, non ti permettere di accusarci di fascismo perché la camicia nera si trova all'interno della tua stessa lista». Ha inoltre denunciato un commento social, poi rimosso, in cui una candidata avversaria taggava il sindaco con una foto di Gomorra e la scritta "dal 27 maggio ci riprendiamo tutto ciò che è nostro", definendola una pessima idea di fare politica per la quale chiedere scusa alla democrazia. Viceconte ha infine criticato il continuo cambio di schieramenti politici di Marranghello, accusandolo di «aver cambiato sette partiti». Viceconte ha poi attaccato diversi candidati dell'opposizione definendo Emilio Corrado «un esempio di nullafacenza» e parlando di «campagna elettorale da voltagabbana». Spazio anche alle proposte programmatiche con l'intervento di Cinzia Cipolla, che ha rivendicato di essersi candidata «solo per amore del territorio», annunciando iniziative legate alla prevenzione sanitaria, alle attività culturali e alla valorizzazione delle specie autoctone. Sul campo sportivo di Fedula, Cipolla ha sostenuto che la struttura realizzata in passato «non fosse idonea ai campionati ufficiali» e che per questo sia stata successivamente rifatta. Pasquale Motta ha invece lanciato una sfida pubblica agli avversari: «Se troveranno anche una sola delibera in cui parenti dei candidati della nostra lista abbiano ricevuto somme di denaro o sgravi fiscali, mi dimetterò immediatamente». Motta ha inoltre difeso le priorità amministrative della giunta, spiegando che «illuminazione e rete idrica erano più urgenti di opere come la piscina olimpionica». Molto duro anche l'intervento del vicesindaco Nicola Piragine, che ha accusato la lista avversaria di aver creato «un clan contro la sua persona per denigrarlo personalmente e colpire i suoi affetti». Piragine ha inoltre negato di aver mai richiesto dati privati dei cittadini agli uffici comunali, chiarendo di essersi limitato a consultare «delibere ufficiali dell'ente». L'ultimo passaggio ha visto protagonista il sindaco Vincenzo Rimoli. Sullo schermo della piazza è stato proiettato prima un breve video riassuntivo delle opere portate a termine dalla giunta. Successivamente, il primo cittadino ha mostrato una foto d'archivio risalente al maggio 2010, relativa all'inaugurazione del campo a 8 di Fedula. Rimoli ha ricordato come, all'epoca, si fosse in piena campagna elettorale – poi vinta da Marranghello – ma che la sua lista ritenne comunque corretto far inaugurare l'opera proprio a Marranghello, che quel campo lo aveva materialmente realizzato. Il sindaco ha tracciato un parallelismo con l'attualità di questo maggio 2026 per «metterne a nudo la profonda incoerenza»: la lista numero uno ha infatti inviato una PEC alla Prefettura ottenendo il blocco della premiazione ANIOC all'interno del nuovo teatro comunale, appellandosi alla legge sulla par condicio. Rimoli ha quindi definito la campagna elettorale della minoranza come «violenta, avvelenata e incentrata sui personalismi», sottolineando che a fronte di «oltre il 90% del programma realizzato», la lista avversaria «urla per mancanza di argomenti». Riferendosi alla marionetta di Pinocchio portata sul palco da Marranghello, il sindaco ha dichiarato che l'avvocato «si è presentato da solo, perché in nessun argomento toccato ha detto la verità». Il primo cittadino ha poi esposto i numeri del bilancio, definendo San Lorenzo un Comune «economicamente virtuoso», e ha lanciato una sfida pubblica: «Se verrà trovato un solo rimborso spese di viaggio intascato dalla nostra amministrazione, mi ritirerò immediatamente». In chiusura, Rimoli ha accusato la precedente amministrazione di aver alienato patrimonio comunale per circa un milione e mezzo di euro, chiedendo pubblicamente «dove siano finiti quei soldi», prima di concludere amaramente: «Doveva essere una campagna basata sul confronto delle idee e l'hanno trasformata in arringhe da tribunale e urla violente non degne di una comunità fatta di gente perbene».

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