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Il tour del giornalista Armentano approda in città il 6 dicembre

CASTROVILLARI - Dopo il successo riscosso nelle precedenti tappe del tour letterario del giornalista Emanuele Armentano, che ha raccontato il suo reportage “Barche di Sabbia” a Terranova da Sibari, Firmo, San Lorenzo del Vallo e Spezzano Albanese, si inserisce nel calendario un nuovo incontro, che vedrà l'autore arbëresh approdare a Castrovillari il prossimo 6 dicembre alle ore 18:00, presso la Sala Convegni del Centro Alas in via Ettore Gallo.

L’evento rientra nell’ambito dell’iniziativa culturale “Incontro con l’autore”, promossa dalle associazioni “Solidarietà e Partecipazione” Castrovillari e “ISDE Italia - Medici per l’Ambiente”, sezione di Castrovillari, e vede la partecipazione della testata giornalistica dirittodicronaca.it come media partner. Nel corso dell’incontro porgeranno i saluti istituzionali il consigliere regionale e presidente di “Solidarietà e Partecipazione Castrovillari”, Ferdinando Laghi, e la presidente di “ISDE Italia Medici per l’Ambiente” sezione di Castrovillari, Maria Carmen Belmonte. Interverrà il critico letterario Mario Gaudio, che ha accompagnato Armentano già in alcune delle precedenti tappe del tour. A coordinare e moderare gli interventi sarà l'avvocato Leonardo Graziadio, esponente di “Solidarietà e Partecipazione”. “Barche di Sabbia”, edito dalla case editrice Edizioni Expressiva, con sede a Spezzano Albanese, e arricchito dalla prefazione di Mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all'Ionio e vice presidente della Cei, nonché dalla presentazione di Mimmo Lucano, sindaco di Riace e deputato al Parlamento europeo, offre un'accurata indagine sul campo in grado di fornire ai lettori una fotografia dettagliata del fenomeno migratorio, attraverso un linguaggio chiaro ed essenziale. L'approccio descrittivo delle vicende vissute dai protagonisti gambiani, Abubacarr Conteh e Ousman Susso, si serve di una narrazione di fino che riporta fedelmente esperienze reali, testimonianze dirette e lotta per la dignità umana. L’opera ricostruisce il filo rosso che unisce il viaggio dei due giovani legati dallo stesso destino: oltre 6.000 chilometri tra deserto e prigioni libiche, due anni di inferno per inseguire un domani migliore. Un percorso fatto di silenzi spezzati dal trauma, inciso sulla pelle di chi cercava soltanto un futuro all’altezza dei propri sogni. L'aspirazione dei ragazzi era diventare calciatori, ma hanno dovuto fare i conti con una realtà avversa per tentare la sopravvivenza.
L’evento si propone dunque come un’occasione intensa per guardare la vita fuori dalla propria comfort zone e comprendere più a fondo le dinamiche che sottendono le sofferenze di chi non ha avuto la nostra stessa fortuna.

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