L'associazione propone di riprodurre sulla pavimentazione la pianta originaria dell'abbazia

Navanteri

LUZZI - Una interessante proposta per la riqualificazione dell'antica abbazia della Sambucina: un modello metodologico ispirato ai recenti interventi sul Colosseo. Arriva dall’associazione culturale “La Sambucina”.

Bnl

I dirigenti del sodalizio, infatti, hanno suggerito all’assessore ai Lavori Pubblici, Mario Murano, di valutare l’importante e innovativa proposta. Uno scenario di particolare valorizzazione storica potrebbe concretizzarsi grazie all’intervento di riqualificazione dell’area antistante l'antica abbazia cistercense. I lavori sul piazzale, promossi dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Umberto Federico, doneranno un nuovo volto all’area prospiciente la maestosa facciata del complesso monumentale. L'opera è in corso di realizzazione grazie ai fondi dei Ministeri dell’Interno e dell’Economia.
«Si tratta di un’occasione più unica che rara», ha sottolineato l’ingegnere Gianpiero Basile, membro del direttivo dell’associazione. 
Gli scavi archeologici eseguiti nel 1945 dall'architetto Gisberto Martelli hanno infatti restituito la pianta originale dell'edificio, che all'epoca presentava tre navate e una lunghezza totale di circa 40 metri per 20. Nel 1561, una rovinosa frana si abbatté sulle fabbriche sambucinesi: oltre la metà della struttura venne distrutta e trascinata a valle dal dissesto. Ciò che rimase della chiesa originaria è, in sostanza, l'edificio che ammiriamo oggi: una struttura a navata unica che rappresenta solo una piccola parte del complesso monumentale primitivo. 
«I disegni e i rilievi di quell'importante campagna di scavo, completi delle indicazioni precise sulle misure e sulle basi dove poggiavano le colonne della struttura perduta -aggiunge Basile-, sono stati utilissimi per formulare la nostra proposta, prontamente accolta dall’assessore ai Lavori Pubblici, geom. Mario Murano». 
Oggi si presenta quindi la concreta possibilità di tracciare sulla nuova pavimentazione esterna la pianta originaria con le sue misure precise. Questo intervento permetterebbe al visitatore di percepire visivamente la reale grandezza della chiesa antica, visualizzando l'ingombro delle tre navate originarie e l'area in cui sorgevano, restituendo idealmente alla Sambucina il suo perimetro perduto e bruscamente modificato nei secoli. «Un illustre e attualissimo parallelo di questo approccio metodologico -spiegano ancora i dirigenti dell’associazione “La Sambucina”- si ritrova nell'intervento da poco ultimato a Roma per la valorizzazione degli ambulacri meridionali del Colosseo». Il progetto, firmato da Stefano Boeri Interiors, ha operato una vera e propria "ricomposizione spaziale": attraverso una pavimentazione geometrica contemporanea è stato ridefinito il perimetro perduto dell'anfiteatro, restituendo ai visitatori una leggibilità storica dimenticata. 
Proprio come si vorrebbe fare a Luzzi, l'intervento romano dimostra come il disegno a terra possa diventare uno strumento scientifico e puntuale per far dialogare il visitatore con i volumi e la storia profonda del monumento, come ha infine rimarcato il professore Antonio La Marca, già docente Unical e membro del direttivo dell’associazione “La Sambucina”.

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