SARTANO - È fresco di stampa il volumetto “Sartano, paese mio” che don Elio Perrone ha voluto offrire come un ulteriore dono alla sua comunità parrocchiale che ha guidato per ben cinquantadue anni.
«Il titolo è molto sintomatico perché contiene gli usi e costumi di Sartano nei tempi antichi. Anche questo (ne ha curato altri tre, ndc) è una raccolta di articoletti pubblicati sul bollettino parrocchiale nella sesta pagina, proprio con il titolo “Sartano paese mio”. La particolarità, però -spiega don Elio-, è questa: io ho intervistato, volta per volta, alcune persone piuttosto anziane, molte delle quali oggi non ci sono più e poi ho coordinato il racconto e l’ho pubblicato; alla fine dell’articolo ho messo la firma della persona che me lo aveva raccontato. La firma dell’autore è molto importante perché le cose raccontate sono delle testimonianze vissute dalle persone che ce l’hanno tramandate».
L’autore, con l’umiltà che lo contraddistingue, ritiene che «indubbiamente non è un lavoro estremamente importante, ma rispecchia molti valori tradizionali considerati sia dal punto di vista religioso che da quello culturale, economico e di relazione, quali il lavoro, l’onestà, il rispetto, la solidarietà, l’amicizia, l’onore, il sacrificio, le virtù, l’aiuto reciproco e specialmente la capacità di essere una comunità molto unita» ed il suo augurio è quello «di rivivere le cose belle del passato in un contesto moderno, aggiornato ed elevato, ma non distrutto, perché l’essenzialità della vita non tramonta mai».
Nella prefazione al nuovo lavoro di don Elio, il professore Ottavio Cavalcanti pone l’accento sul presente e la memoria. L’intento dell’autore è -evidenzia Cavalcanti- «conservare il ricordo di modi di vita talora ormai desueti, con abbondanza di termini dialettali, anch’essi destinati a un sicuro naufragio se non trasferiti sulla carta da una salvifica penna. Ci troviamo così, tra le mani, non un saggio metodologicamente e teoricamente fondato, né tanto meno con pretese di esaustività -scrive nella prefazione il già ordinario di Storia delle tradizioni popolari nell'Università della Calabria- ma ad una sorta di diario a più voci, teso alla salvaguardia non solo di esperienze di stampo esistenziale, ma anche ambientale, dal momento che si riportano persino i toponimi delle località circostanti. Non manca, infine, un accenno al patrimonio enogastronomico, meritevole di approfondimenti, vantandone la comunità uno di sicuro successo se opportunamente pubblicizzato e commercializzato, il che non significa scadere su un piano esclusivamente economico, dal momento che il tema alimentare gode da tempo di cittadinanza in campo antropologico culturale».
In occasione dei festeggiamenti in onore di San Domenico, “Sartano, paese mio” è stato presentato nel salone parrocchiale e distribuito gratuitamente.
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