In pieno XVI secolo, l’Europa fu illuminata ‒ si fa per dire ‒ dai sinistri bagliori di roghi provocati dall’oscurità di pensiero che, in questo periodo, accomunò i cattolici romani e i cristiani riformati, entrambi maniacalmente attenti a scovare ed eliminare presunte streghe e pensatori che si discostavano dalla dottrina biblica o ne interpretavano in maniera differente testi e valori.
I fuochi accesi nelle pubbliche piazze di città e villaggi fagocitavano corpi, libri ed idee, fungendo da monito e seminando terrore tra popolazioni già stremate da guerre e miserie endemiche.

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È questo il clima nel quale si sviluppa il nuovo romanzo di Francesca Thellung di Courtelary, tra le cui pagine prendono vita personaggi storici e inventati che mescolano le loro vicende intrecciando scienza e superstizione, volontà di riscatto e desiderio di sopravvivenza, istintualità quasi ferina e saggezza esemplare.
I fatti raccontati si svolgono nel lungo lasso di tempo che va tra il 1536 e il 1591 e si snodano tra Parigi, Venezia, Padova, Nizza e la corte imperiale spagnola di Carlo V.
Su tutti campeggia la figura di Andrea Vesalio (1514-1564), illustre medico belga che rivoluzionò l’anatomia e che, in questo contesto, veste i panni di mentore per due giovani orfani ‒ Michel e Jeanne ‒ le cui vicissitudini saranno al centro della narrazione.
Michel ha l’animo gravemente ferito da un trauma subito nell’orfanotrofio parigino di Saint Sulpice e medita sacrosanti propositi di vendetta contro l’uomo che, nascondendo turpi perversioni dietro l’umiltà del saio, lo ha violato nel corpo e nello spirito. Tuttavia, l’incontro con Vesalio riesce a raddrizzare una rotta già orientata verso il nulla e il giovane è introdotto allo studio della medicina verso cui appare, sin da subito, particolarmente portato.
Al suo fianco, l’inseparabile Jeanne paga lo scotto d’esser donna in un’epoca in cui l’unico talento riconosciuto è quello maschile e la natura muliebre viene coattivamente destinata o condannata ‒ è questione di punti di vista ‒ ai dolori del parto o al silenzio orante del chiostro. La ragazza mostra un innato talento artistico che Vesalio ‒ dalla mente serena e sgombra da pregiudizi ‒ valorizza commissionandole alcune tavole anatomiche del corpo umano che, proprio in questi anni, è studiato con occhio sempre più oggettivo attraverso autopsie consentite, ma con malcelata sopportazione, da una Chiesa pervasiva che diffida dalle osservazioni della natura che contrastano con le Scritture.
Esempi tangibili della temperie sospettosa e repressiva che connota il momento storico sono l’inquisitore Bartolomeo Spina, ossessionato da una maledizione ricevuta in punto di morte da una giovanissima levatrice arsa come strega, e padre Giulio Cileni, arcigno domenicano che prova un sottile piacere fisico nell’assistere alle sevizie che il boia di turno infligge ai malcapitati accusati di eresia o stregoneria. Ambedue i religiosi prestano servizio presso l’Università di Padova e, turbati dalle lezioni di Vesalio, cercano indizi per tradurlo nelle carceri cittadine, perseguitando altresì tutti coloro gli gravitano attorno.
Ciononostante, l’insigne medico gode della potente protezione dell’imperatore Carlo V e di amicizie dal forte peso politico come quella di Tiziano Vecellio, artista rinomato nella cui bottega veneziana la coraggiosa Jeanne approfondirà le tecniche pittoriche e apprenderà il triste segreto delle sue origini.
Tra spie al soldo dell’Inquisizione, donne che partecipano a turbolenti sabba non tanto per votarsi al male quanto per rompere i legami di sottomissione a cui la quotidianità le costringe, monache che aderiscono ai princìpi della Riforma e tipografi che contrabbandano libri messi all’Indice in nome della libertà di pensiero e di espressione, L’opera delle streghe ci offre un quadro complesso e variegato di una società fortemente condizionata da un messaggio teologico stravolto e piegato alle logiche del potere temporale. Si tormenta e uccide il prossimo in nome di un Dio che ha predicato esattamente l’opposto e ciò è ammonimento contro ogni forma di integralismo religioso e filosofico, problema tuttora irrisolto in varie parti del nostro martoriato mondo.
Dalle nebbie della Storia Thellung di Courtelary trae un insegnamento di tolleranza, comprensione e umanità che impreziosisce il libro e ricorda a noi lettori che «[…] la cosa più difficile […] non è compiere atti eroici, ma accettare il compromesso della moderazione». Dalle ceneri dei roghi possono sorgere speranze di pace ed è questa la migliore richiesta di perdono verso chi tra le fiamme perse la vita.

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