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Al Salone del Libro di Torino il volume di Armentano incontra la cultura italiana

TORINO - Alessandro Masi, storico dell'arte e segretario generale della Società Dante Alighieri. Amara Lakhous, scrittore e docente universitario, voce tra le più lucide della letteratura della migrazione. Dario Brunori, il cantautore calabrese che ha costruito la sua arte sul confine tra ironia e profondità umana.

Sono loro i destinatari simbolici di “Barche di sabbia - Reportage di un viaggio tra il deserto e il mare” (Edizioni Expressiva), il volume del giornalista e scrittore Emanuele Armentano consegnato venerdì 15 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino: tre sguardi diversi, tre mondi uniti dalla stessa consegna.


C'è un momento in cui una storia smette di essere un libro e diventa un fatto civile. È quello che è accaduto venerdì 15 maggio, quando la presentazione, condotta dalla funzionaria della Regione Calabria Imma Guarasci e con l'intervento della scrittrice e dirigente scolastica Assunta Morrone, ha trasformato lo spazio fieristico in un luogo di riflessione condivisa. “Barche di sabbia” racconta la storia vera di Abubacarr Conteh e Ousman Susso, due quindicenni gambiani partiti da Serrekunda nel 2014 con uno zaino in spalla e il sogno di diventare calciatori in Italia. Dal Gambia al deserto del Sahara, dalla Libia alle acque del Mediterraneo: un viaggio durato due anni, narrato con la precisione del reportage e la tensione di un romanzo, che si apre con la strage di Steccato di Cutro del 26 febbraio 2023 e che porta con sé la prefazione di mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all'Ionio e vicepresidente della CEI, e la presentazione di Mimmo Lucano, sindaco di Riace e deputato europeo.
Sul palco, le parole nel video di Abù e Susso hanno raggiunto chi era presente con la forza semplice e dirompente della verità. «Ci siamo ripromessi di non fare più il bagno in mare. Molti dei nostri amici sono morti lì. Ora riposano sotto le acque. Per noi è una mancanza di rispetto fare il bagno sopra di loro». Una frase che nessuno ha dimenticato.
“Barche di sabbia” non è un libro sulla migrazione. È un libro sulla responsabilità. Su quello che scegliamo di vedere e su quello che preferiamo non sapere. Abù e Susso esistono, hanno un nome, una storia. E questo, alla fine, è l'unica cosa che conta.

                                           

 

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