SAN MARCO ARGENTANO - Si terrà venerdì 29 maggio alle ore 17,00 presso la Biblioteca comunale Emanuele Conti, in Via XX Settembre 85 a San Marco Argentano, la presentazione del libro "La Croce di Pauciuri, l'ombra dell'Ordine di Sion e dei Templari in Calabria" del prof. Giovanni Cristofalo, storico e saggista calabrese.
L'evento, inserito nel calendario de "Il Maggio dei Libri", si svolge con il patrocinio del Comune di San Marco Argentano ed è aperto alla cittadinanza. All’incontro porteranno i saluti istituzionali la sindaca Virginia Mariotti e l’assessore al Turismo e Spettacolo Finisia Di Cianni. Converseranno con l’autore l’agiografo Candeloro Modaffari e lo storico Giuseppe Pisano.
Il volume, edito da Academ Editore, nasce da quasi cinque anni di ricerche e prende le mosse da un ritrovamento archeologico straordinario: nel 1989, durante una campagna di scavi nella necropoli di Pauciuri, frazione del comune di Malvito in provincia di Cosenza, venne alla luce una croce-reliquiario bivalve in bronzo dell'XI secolo, fabbricata in Terrasanta e contenente un frammento di legno ritenuto reliquia della Vera Croce di Cristo. Un oggetto sacro e prezioso, sepolto nel cuore della Calabria medievale, la cui presenza ha acceso una domanda storica di portata straordinaria.
Attraverso lo studio della toponomastica locale, l'analisi delle incisioni in alfabeto greco-bizantino sul reperto e l'esame di documenti d'archivio, Cristofalo avanza tesi che ribaltano l'immagine di una Calabria periferica e marginale: la regione, al contrario, emerge come punto di transito nevralgico per i cavalieri diretti in Terrasanta o di ritorno da essa. Il saggio ricostruisce la figura dell'Abate Ursus, misterioso personaggio sepolto a Pauciuri, e ipotizza un legame diretto tra i monaci calabresi partiti dall'Abbazia della Matina di San Marco Argentano, il Priorato di Sion e le origini stesse dell'Ordine dei Cavalieri Templari. Una tesi tanto audace quanto solidamente ancorata alle evidenze materiali, tanto che la prima edizione del libro è stata tradotta in cinque lingue, riscuotendo interesse a livello internazionale. La formula narrativa adottata, che include in alcune sezioni la tecnica dell'"intervista al passato", rende il saggio accessibile e avvincente anche per il lettore non specialista, senza rinunciare al rigore della ricerca storica.
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