Acquaformosa, Lungro e Altomonte al centro dell’emergenza

ALTOMONTE - In un gesto di forte responsabilità verso la comunità, il consigliere comunale di Altomonte, Vincenzo Borrelli, esponente del partito Italia del Meridione (IDM), ha presentato oggi una richiesta formale e perentoria alle autorità sanitarie regionali. 

Bnl

L'obiettivo è affrontare con urgenza una situazione di emergenza sanitaria che sta creando disagi e rischi inaccettabili per centinaia di cittadini. La richiesta, inoltrata alla Dirigenza dell'ASP di Cosenza e al Dipartimento Tutela della Salute e Welfare della Regione Calabria, punta i riflettori su una crisi diffusa, ma particolarmente grave nel comune di Acquaformosa. Qui, oltre 300 persone, una quota significativa della popolazione, sono rimaste senza un medico di base. Il consigliere Borrelli ha sottolineato come questa carenza colpisca in maniera drammatica le fasce più fragili, in particolare gli anziani, che si trovano in difficoltà nel ricevere assistenza continua e persino nella semplice prescrizione di farmaci essenziali. È stato ribadito che la Guardia Medica, per sua natura, non può in alcun modo colmare un vuoto assistenziale di tale portata. La segnalazione non si limita a un singolo comune, ma evidenzia un problema sistemico. La stessa situazione di criticità si riscontra a Lungro, dove circa 300 pazienti sono privi di un medico curante, e ad Altomonte, dove, pur in presenza di medici, ben 180 pazienti attendono un'assegnazione. «Come consigliere comunale e come esponente politico, non possiamo e non dobbiamo restare indifferenti di fronte a questa emergenza. La salute è un diritto fondamentale e non può essere compromessa dalla burocrazia o dalla mancanza di personale, -ha dichiarato Borrelli-. La nostra azione non si ferma a una semplice richiesta. È un impegno concreto e un segnale forte: siamo vicini alle esigenze del territorio e non arretreremo finché non sarà trovata una soluzione definitiva». Il consigliere ha chiesto una nomina urgente per il Comune di Acquaformosa. In alternativa, ha proposto di valutare una deroga sui massimali, consentendo ai medici già operanti nei comuni vicini di prendere in carico i pazienti scoperti, garantendo così un presidio sanitario essenziale. L'appello si conclude con un'esortazione a tutte le istituzioni a intervenire con la massima sollecitudine, riconoscendo che il medico di base rappresenta un pilastro insostituibile per la vita dei piccoli comuni e delle comunità che soffrono di mancanza di mobilità. 

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