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«Un crimine ancora presente, serve responsabilità per fermarlo»

CASSANO ALL'IONIO - «Per questo “Venerdì Santo” vorrei rivolgermi a te, donna, che nel migliore dei casi vieni definita “vittima di tratta” ma che molti temono di chiamare con un nome ancora più crudo e inaudito: “schiava”».

Lo scrive Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano All'Ionio, per la giornata contro la tratta che corrisponde non a caso alla memoria della schiava liberata e diventata suora, Santa Bakhita, proprio per indicare anche al mondo di oggi che la schiavitù non è ancora finita, anzi ritorna attraverso nuovi ingranaggi di morte.
«Ti incontriamo -ha proseguito- sulle strade del nostro Paese e del mondo, nei locali chic, bordelli al chiuso e all’aperto, e poi sulla rete che ti irretisce e assoggetta in maniera ancora più subdola e schifosa. “Schifoso” è il giusto aggettivo utilizzato da Papa Francesco per stigmatizzare il vizio tremendo di chi pensa di poter comprare un altro essere umano. Dalla tua terra d’origine sei partita da figlia nella speranza di riscattare te e la tua famiglia da una miseria senza fine, dalla fame e dalla malattia e così ti sei affidata a coloro che, proprio come accadde a Gesù, ti hanno tradita, ingannata e trascinata lì dove non potevi mai immaginare, nel ludibrio pubblico, derisa e flagellata dai tanti cosiddetti clienti ancora inconsapevoli del male commesso ad una creatura innocente e indifesa. Sei diventata -ha evidenziato- anche nostra sorella, costretta però a condividere il peggio di una società che atrocemente ritiene normale mercificare una persona in stato di necessità come fosse un lavoro, e quindi qualcosa di naturale concedersi decine di volte al giorno in una sordida catena di sopraffazioni e violenze.
In questa tua Via Crucis ti abbiamo incontrato anche come madre, magari in attesa di una vita originata da un sopruso o con una foto sgualcita in tasca del tuo figlioletto lasciato in patria. Il tuo strazio silenzioso richiama quello di Gesù sulla strada verso il Golgota dove forse potresti incontrare un qualche Cireneo per alleggerire il giogo del tuo asservimento. Oggi questo silenzio -ha rimarcato- nei tuoi confronti è ancora più scandaloso e dirompente perché sono in tanti a renderti invisibile con una spaventosa ipocrisia. Quei locali, night, privé, centri massaggi, motel ad ore, appartamenti e scantinati affittati a insospettabili criminali dal cuore di pietra rappresentano le tappe di un nuovo calvario. Siamo tutti correi di questa ignominia perché l’indifferenza e l’ignoranza uccidono e cancellano la speranza. Il tuo grido sulla croce “Dio mio perché mi hai abbandonata?” deve riecheggiare nelle nostre coscienze e tormentarci finché non sarà liberata l’ultima “donna crocifissa”. Dal buio del sepolcro -ha esortato- è possibile risorgere soltanto quando i governanti daranno l’esempio e si assumeranno la responsabilità di mettere fine all’attuale schiavitù smettendo di lavarsene le mani, secondo il millenario modo di agire di Ponzio Pilato. Liberare queste figlie, sorelle, madri vuol dire, come insegnava il caro Servo di Dio don Oreste Benzi, che le schiave non possono aspettare e che ognuno dovrebbe sentire ciascuna di loro come carne della propria carne. “Liberare queste povere schiave – come disse Papa Francesco – è un gesto di misericordia e un dovere per tutti gli uomini di buona volontà”. Un impegno ribadito -ha concluso- da Leone XIV quando, commemorando le vittime di tratta, ha definito un “crimine contro l’umanità e un commercio atroce” l’ingiustizia di cui tutti noi dobbiamo chiedere umilmente perdono».

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