Focus sull’acquario: «Quando la pezza è peggio del buco»

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CASSANO ALL'IONIO - «L’attuale amministrazione comunale vorrebbe far passare la propria incapacità amministrativa e gestionale per incompetenza tecnica altrui. È il caso, quindi, di precisare, si spera, in modo definitivo ed un’ultima volta, tutta la questione riguardante la villa comunale. Senza tecnicismi e paroloni, che servono solo a impressionare, con l’intento, probabilmente, di “intorpidire” acque già non limpidissime!».

Bnl

È quanto si legge in una nota del gruppo di opposizione di Cassano all’Ionio, che prosegue: «L’idea di utilizzare una parte dei fondi ottenuti dalla precedente amministrazione, a valere sul PNRR per ristrutturare la villa comunale, è nata dalle pressanti richieste di tanti cittadini, che non hanno mai accettato lo spregio compiuto sulla vecchia villa dalla stessa parte politica che oggi tenta di denigrare l’intervento realizzato, che da polmone verde della città era stata trasformata in una colata di cemento, senza né capo e né coda. I desideri dell’amministrazione Papasso sono stati quelli di riprendere in maniera identica i percorsi, gli elementi ed il disegno della vecchia villa, finanche nella posizione dello zampillo, cercando di migliorare, aggraziare e rendere ancora più bello quello spazio tanto caro ai cassanesi. Così i progettisti incaricati hanno ricostruito dalle vecchie foto il disegno dei percorsi, prevedendo al posto della vecchia pavimentazione in cemento una più pregiata pavimentazione in pietra di Luserna e cordoli in trani. Al posto delle vecchie panchine di ferro, delle sedute più moderne e di design. Al posto degli eucalipti, delle specie alberate e fiorite, più consone ad un contesto urbano. È vero che prima c’era l’ombra, ma non facciamo finta di dimenticare che gli alberi non li ha tagliati Papasso, anzi, li ha fatti ripiantare, e secondo “principi scientifici chiari” le piante per crescere hanno bisogno di tempo. Ma arriviamo “all’acquario”. Nella vecchia villa, c’era una vasca in cemento, delimitata da un parapetto con pilastrini e rete di ferro, con dentro dei pesciolini rossi. Tutti i cassanesi hanno ricordi legati a questo luogo. Si è cercato, quindi, di rendere questo elemento centrale, utilizzando materiali e tecniche più moderni e di pregio. Il progetto prevedeva una vasca in metacrilato, dotata di un potente sistema di filtraggio a doppio filtro, che avrebbe dovuto contenere delle pregiate carpe KOI ed essere “arredato” con rocce e piante. Delle carpe KOI e dell’arredo ancora non c’è traccia, se non qualche roccia buttata qua e là. I progettisti e l’impresa esecutrice si sono affidati ad una ditta specializzata e di consulenze esperte. Non scelte casuali e improvvisate, ma studi seri e qualificati. Il RUP dell’intervento è l’Ing. Basile, alla quale il sindaco Iacobini ha affidato non uno, ma ben tre Settori dell’Ente e siamo certi abbia vagliato con grande scrupolo le scelte tecniche fatte. Il problema di oggi non è il progetto, non è l’esecuzione, ma la manutenzione.
La vasca è dotata di due filtri, installati per consentire il funzionamento continuo anche nel corso delle operazioni di manutenzione. Ci risulta che uno dei due non è mai entrato in funzione. La vasca è dotata di una lampada UV che uccide eventuali batteri/funghi/parassiti “cattivi”, che ha un certo numero di ore di funzionamento: a distanza di oltre un anno ci risulta che non è mai stata sostituita.
Il Comune ha affidato a Dicembre 2025 il servizio di manutenzione della vasca, che prevede l’esecuzione al costo di € 2.000,00 di n.5 interventi (€ 400,00 ad intervento), la pulizia generale, l’esecuzione di trattamenti chimici specifici, volti alla prevenzione e al controllo della proliferazione di alghe e muffe, il monitoraggio regolare tramite test chimici dei parametri dell'acqua, come il pH, l'ammoniaca, i nitriti e i nitrati, fondamentali per mantenere un ambiente stabile e sicuro per i pesci. Questi interventi sono stati eseguiti correttamente e con la necessaria frequenza?
Non abbiamo la presunzione di giudicare le scelte tecniche fatte da chi ha i titoli per farle. Non siamo abituati a denigrare le professionalità altrui. Se andiamo in farmacia e chiediamo una pasticca per il mal di testa, poi ci fidiamo di quello che ci viene dato.
Se il risultato è sotto gli occhi di tutti, continuare a scaricare responsabilità è inutile: quando manca la cura, anche il progetto migliore diventa un problema. Perché alla fine, più che l’acquario, a fare acqua è la gestione. E allora il punto non è trovare colpevoli altrove, ma assumersi la responsabilità di ciò che oggi è evidente a tutti: quando si fallisce nella gestione quotidiana, attaccarsi alle scelte tecniche è solo un modo per nascondere le proprie responsabilità!».

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