CIVITA - Dalla sentenza di primo grado sulla tragedia del Raganello alla manifestazione di solidarietà che questa mattina ha riunito amministratori da tutta la Calabria. Continua a far discutere la vicenda che vede al centro il sindaco di Civita, Alessandro Tocci, condannato dal Tribunale di Castrovillari a 4 anni e un mese per omicidio colposo plurimo e omissione di atti d'ufficio, nell’ambito del processo per la piena del 20 agosto 2018 nelle Gole del Raganello che provocò dieci vittime e undici feriti.
La decisione dei giudici, che ha riguardato anche la guida escursionistica Giovanni Vangieri, condannato a 3 anni e 5 mesi, ha riacceso il dibattito sulle responsabilità degli amministratori locali nelle misure di sicurezza e nella tutela della pubblica incolumità in territori caratterizzati da fragilità ambientali. L’accusa contestava presunte carenze nella prevenzione e nella gestione del rischio in un’area fortemente interessata da flussi turistici.
A pochi giorni dalla sentenza, Civita è diventata il centro di una mobilitazione che ha visto la partecipazione di oltre ottanta sindaci e amministratori provenienti da diverse aree della regione. L’iniziativa, promossa con lo slogan “Siamo tutti Alessandro Tocci”, si è svolta nel centro del borgo del Pollino assumendo il significato di un momento di vicinanza istituzionale al primo cittadino.
Presenti anche l’assessore regionale Gianluca Gallo e il presidente della Provincia di Cosenza Biagio Faragalli, sindaco di Montalto Uffugo. È stato proprio Faragalli a richiamare uno dei temi più ricorrenti del confronto istituzionale degli ultimi giorni: «L’imprevedibilità di una tragedia -ha detto- non può essere scaricata sulle responsabilità di chi amministra».
Nel corso della manifestazione è stato ribadito il rispetto per le vittime e per i loro familiari.
Tra gli interventi anche quello del sindaco di Civita, Alessandro Tocci, che ha accolto la presenza dei colleghi con parole misurate: «Oggi bisogna fare una riflessione sui sindaci e sul loro ruolo. Al di là della mia vicenda personale -ha detto Tocci-, una comunità è preoccupata ma io vado avanti da servitore dello Stato, sperando che la giustizia faccia il suo corso».
Particolarmente intenso il passaggio dedicato alla lettera dei figli del primo cittadino, Federico e Francesca, che hanno ricordato il percorso umano vissuto dalla famiglia in questi anni: «Quando avrai finito di fare del bene alla tua comunità troverai noi, la tua famiglia il cui amore resterà per sempre». Civita, borgo arbëresh del Pollino, diventa così il punto di partenza di una riflessione più ampia sul rapporto tra amministrazione locale, gestione del rischio e responsabilità nei territori esposti a eventi estremi.
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