CORIGLIANO-ROSSANO - «Non possiamo accettare che i pazienti oncologici siano costretti a subire ulteriori ostacoli e disagi a causa delle criticità organizzative del sistema sanitario regionale. Quanto sta emergendo presso lo spoke di Corigliano-Rossano desta forte preoccupazione e richiede un intervento immediato della Regione Calabria».
Lo afferma Elisa Scutellà, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, che ha presentato un’interrogazione per fare luce sulle criticità che stanno interessando l’assistenza oncologica.
«Secondo le segnalazioni ricevute -spiega Scutellà- la carenza di personale infermieristico adeguatamente formato per l’impianto e la gestione di PICC e port, dispositivi fondamentali per la somministrazione delle terapie chemioterapiche, rischia di compromettere la continuità delle cure. Una situazione che potrebbe costringere molti pazienti a rivolgersi ad altre strutture sanitarie, con inevitabili disagi, maggiori costi, possibili ritardi nei trattamenti e una grave penalizzazione per chi già affronta un percorso terapeutico particolarmente delicato.
Si tratta dell’ennesima conseguenza delle croniche carenze di personale che continuano a colpire i presidi cittadini: dalla mancanza di anestesisti, che rischia di paralizzare le sale operatorie, fino a Pediatria dove si teme un progressivo ridimensionamento, con l’ipotesi più grave del mantenimento della sola attività ambulatoriale.
Non è ammissibile che proprio i pazienti più fragili siano esposti al rischio di interruzioni o rallentamenti nei percorsi terapeutici».
Attraverso l’interrogazione, Scutellà chiede alla Giunta regionale se sia pienamente a conoscenza delle criticità presenti nello spoke di Corigliano-Rossano e quali iniziative urgenti intenda adottare per assicurare la cure oncologiche. Inoltre, viene sollecitata l’attivazione di misure che consentano di garantire la piena funzionalità dei servizi nelle more del completamento delle procedure di reclutamento del personale.
«Servono risposte immediate -conclude Scutellà- per evitare che i pazienti siano costretti a migrare verso altri ospedali per ricevere prestazioni essenziali. La tutela della salute deve tradursi in atti concreti, soprattutto quando in gioco ci sono cure salvavita e la dignità delle persone».
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