Giuseppe Cosenza: «Rischia di escludere molti studenti»

CASSANO ALL'IONIO - Nelle ultime settimane abbiamo assistito alla presentazione, da parte del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, della proposta del cosiddetto “Reddito di Merito”: un contributo mensile destinato agli studenti calabresi che scelgono di iniziare o proseguire il proprio percorso universitario negli atenei della regione. Sulla misura è intervenuto Giuseppe Cosenza, segretario PSI sezione Cassano-Sibari.

«Un modello che -spiega Cosenza-, nelle intenzioni, richiama esperienze europee già consolidate, come quella danese, in particolare nella città di Copenaghen, dove il sostegno economico agli studenti è garantito in maniera più ampia e inclusiva, indipendentemente da rigidi criteri di rendimento, purché vi sia una regolare iscrizione agli studi.
In Calabria, invece, questa misura si inserisce pienamente nella narrazione del “merito” tanto cara all’attuale governo nazionale guidato da Giorgia Meloni. Una narrazione che, pur partendo da un principio condivisibile, quello di premiare l’impegno, rischia, nei fatti, di diventare selettiva e limitante. Se da un lato il provvedimento può offrire un aiuto concreto ad alcuni studenti, dall’altro finisce per escluderne molti altri, alimentando il rischio di abbandono degli studi o, ancora più spesso, incentivando la migrazione verso regioni e Paesi percepiti come più ricchi di opportunità.
“Se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori”, scriveva Italo Calvino ne Il Barone Rampante. È proprio da questa riflessione che occorre partire.
I dati raccontano una realtà complessa: in Calabria i laureati nei percorsi STEM sono circa 4.000 l’anno e solo una percentuale molto ridotta raggiunge medie particolarmente elevate. Allargando lo sguardo all’intera popolazione universitaria, secondo l’Osservatorio Talents Venture su dati MUR, la media dei voti si attesta intorno al 25,4. Non sorprende, dunque, che le stime iniziali della Regione indichino che il “Reddito di Merito” coinvolgerà appena il 7-8% degli studenti iscritti.
È evidente allora che una misura costruita su criteri così stringenti rischia di incidere solo marginalmente sul sistema universitario calabrese.
Ma c’è una domanda ancora più profonda da porsi: perché la maggior parte degli studenti calabresi continua a lasciare la propria terra?
La risposta, per chi vive quotidianamente questa realtà, è fin troppo chiara. Non si tratta solo di università, ma di un sistema complessivo che fatica a sostenere i giovani: infrastrutture carenti, servizi sanitari insufficienti, trasporti pubblici costosi e spesso inefficaci. In una parola, mancano le condizioni per costruire un futuro.
In questo contesto, il richiamo continuo al “merito” rischia di trasformarsi in uno strumento di esclusione. Perché il talento non si misura soltanto con una media ponderata, e molti studenti che oggi non rientrano in determinati parametri potrebbero domani diventare professionisti di valore per il territorio.
Per chiudere questo amaro quadretto, se davvero si vuole guardare ai modelli del Nord Europa, in particolare alla “socialista e popolare Copenaghen”, allora lo si faccia fino in fondo: investendo su un sistema che sostenga tutti coloro che scelgono di studiare, con l’obiettivo di formare una comunità ampia di lavoratori qualificati. Diversamente, si continuerà a produrre piccole élite di eccellenza che, con ogni probabilità, cercheranno altrove le opportunità che qui non trovano.
Il rischio, ancora una volta -conclude il segretario PSI-, è quello di concentrarsi sul “quadro” dipinto egregiamente, senza però intervenire sulla cornice più fragile: il sistema economico e lavorativo calabrese».

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