La tornata amministrativa di maggio in provincia di Cosenza consegna un quadro variegato che, seppur da un lato assegna continuità in alcuni piccoli centri, dall'altro la voglia di discontinuità ha fatto la voce grossa sui poteri ormai logorati dal tempo.
Il capoluogo del Pollino, Castrovillari, finisce al supplemento di tempo del ballottaggio fra la candidata del centrodestra, Anna De Gaio, che chiude la partita con il 43,59% delle preferenze, e l'avversario del centrosinistra Ernesto Bello che si aggiudia il 27,20% delle preferenze.
Il contesto provinciale
In provincia di Cosenza sono stati 22 i comuni chiamati al voto il 24 e 25 maggio, tra cui quelli della Valle dell'Esaro come Roggiano Gravina, San Lorenzo del Vallo, Cerzeto, Sant'Agata d'Esaro, dentro un più ampio pacchetto di 79 centri calabresi interessati dalle amministrative 2026. Seppur la partecipazione alle urne non sia stata generalmente gratificante, i dati che spiccano sono quelli di Castrovillari che migliora di poco il proprio tasso di partecipazione rispetto alle ultime amministrative, mentre San Lorenzo del Vallo registra un balzo notevole sopra il 70%, ben oltre la media provinciale.
Castrovillari, il ballottaggio che decide il Pollino
A Castrovillari lo scrutinio si chiude senza un vincitore e rinvia la scelta del nuovo sindaco al ballottaggio del 7-8 giugno. La candidata del centrodestra Anna De Gaio, sostenuta da Forza Italia-PPE, Fratelli d’Italia, liste civiche e formazioni moderate, si attesta al 43,59% con 5.357 voti. Al secondo posto il centrosinistra di Ernesto Bello, appoggiato dal Partito Democratico e da liste civiche di area progressista, che raccoglie il 27,70% (3.404 voti), tallonato dal civico Luca Donadio al 26,83% (3.298 voti), mentre Eugenio Salerno chiude al 1,88%.
L’affluenza si ferma al 61,53%, in leggera flessione sul precedente ma comunque ben sopra la media provinciale, a conferma che la “capitale” del Pollino vive la contesa amministrativa come un passaggio identitario e non burocratico. La campagna elettorale è stata molto strutturata: i quattro candidati hanno pubblicato integralmente i rispettivi programmi –dalla città “ordinaria” di Bello, alla Castrovillari “che vuoi” di De Gaio, alle piattaforme civiche di Donadio e Salerno– dando alla cittadinanza l'opportunità di essere informata passo dopo passo.
Sullo sfondo c’è la fine del lungo ciclo di Mimmo Lo Polito, che ha segnato la storia recente della città e costringe ora gli elettori a scegliere tra un centrodestra strutturato, che punta su sicurezza, infrastrutture e un marcato radicamento di Fratelli d’Italia, e un centrosinistra frammentato, in cui la competizione fra Bello e Donadio ha reso il primo turno una sorta di primarie di fatto. La vera chiave del ballottaggio sarà proprio il destino del voto civico di Donadio, che vale quasi quanto l’intero pacchetto del candidato del centrosinistra e può ribaltare l’inerzia iniziale che vede De Gaio favorita.
Roggiano Gravina, il ribaltone sul filo
Se a Castrovillari il verdetto è sospeso, a Roggiano Gravina la storia è già compiuta: il sindaco uscente Salvatore De Maio, dato in testa dai primi dati parziali con il 50,39% e un leggero vantaggio mentre erano scrutinate 6 sezioni su 10, finisce per essere sconfitto nel computo finale. È Francesco Zappone, alla guida della lista civica di area centrosinistra “Visione Futura”, a spuntarla con 2.283 voti pari al 52,70%, contro i 2.049 voti (47,30%) del primo cittadino uscente sostenuto da “Roggiano nel Cuore”.
La campagna elettorale era sembrata inizialmente favorire De Maio, attorno al quale si era saldato un accordo politico tra Italia del Meridione e Forza Italia, presentato come patto di continuità amministrativa per “rafforzare il quadro politico” a sostegno della sua ricandidatura. Quel patto, costruito sull’idea di stabilità, è stato però messo in minoranza da un elettorato che, alla prova delle urne, ha scelto l’alternativa civica e ha consegnato 8 seggi alla maggioranza di Zappone e 3 alla minoranza legata a De Maio.
Con un’affluenza al 53,72%, leggermente inferiore al passato ma non marginale, Roggiano sembra aver usato il voto non per punire la politica in blocco, bensì per operare un cambiamento dentro i confini di un civismo strutturato.
San Lorenzo del Vallo, la continuità plebiscitaria
A San Lorenzo del Vallo gli elettori scelgono la continuità e lo fanno con una nettezza che smentisce il clima tesissimo descritto nelle varie fasi della compagna elettorale. Il sindaco uscente Vincenzo Rimoli, alla guida della lista “San Lorenzo Libera”, viene riconfermato con il 60,44% dei voti e 1.274 preferenze. Lo sfidante Luciano Francesco Marranghello, con la lista “Dalle radici al futuro per il cambiamento”, si ferma al 39,56% e 834 voti.
Il dato politico è amplificato da un’affluenza del 70,35%, in forte crescita rispetto al 49,32% delle precedenti comunali, segno che il paese si è mobilitato in massa per confermare la leadership uscente. Un record storico anche per la sezione di Fedula, dove i 618 votanti superano il picco del 2002 fermo a quota 610. Questa del 2026 non è stata solo un’elezione molto partecipata, ma la chiara evidenza di una comunità che si presenta compatta ai seggi per sciogliere un contenzioso politico che, tra accuse incrociate –dal “caso Mel Gibson” alle polemiche sul castello– ha alzato di molto la temperatura del confronto pubblico nelle settimane precedenti al voto. I numeri di lista mostrano una coalizione di governo compatta: i candidati di “San Lorenzo Libera” portano in dote 1.194 voti di lista, con un pacchetto non trascurabile di schede di sola lista senza preferenze, indice di un consenso che si concentra più sul simbolo e sulla guida che sui singoli consiglieri.
Dopo una campagna descritta come “combattuta voto su voto fino all’ultima scheda”, il margine finale non lascia spazio a interpretazioni: San Lorenzo, dove spesso la politica si fa più di relazioni che di ideologie, ha scelto di premiare la continuità di Rimoli, già riconfermato anche nel 2020, e di rinviare a tempi migliori i propositi di cambiamento del suo sfidante.
Cerzeto, la piccola rivoluzione silenziosa
Nel piccolo comune di Cerzeto, dove alle amministrative del 2020 era stato riconfermato il sindaco Giuseppe Rizzo con la lista “Uniti per Cerzeto”, il 2026 segna una netta discontinuità. A vincere è Silvio Geraldo Cascardo, candidato della lista “Cambiamenti”, che ottiene il 63,13% dei voti e 524 preferenze. Rizzo, questa volta alla guida della lista “Insieme per il bene comune”, si ferma al 36,39% e 302 voti, mentre una terza lista, “La Montagna”, raccoglie solo lo 0,48% e 4 voti.
L’affluenza è bassa, al 40,61%, il che suggerisce un elettorato spaccato fra chi ha scelto di rilegittimare un nuovo gruppo dirigente e chi ha preferito restare alla finestra. Ma all’interno di quel perimetro ristretto, il segnale è chiarissimo: nel giro di un ciclo amministrativo, Cerzeto passa da una lunga stagione di conferme di Rizzo a un ribaltone che porta al governo una lista che si presenta programmaticamente come “cambiamento”.
Villapiana, il laboratorio delle alleanze ibride
Villapiana è il laboratorio politico più interessante di questa tornata cosentina. Qui la sfida si consumava in anticipo rispetto alla scadenza naturale, dopo la caduta dell’amministrazione per le dimissioni di otto consiglieri e il conseguente commissariamento del Comune, in una situazione finanziaria vicina al predissesto. Sullo sfondo di un municipio commissariato, due candidati: Maria Annunziata (Mariolina) De Marco con la lista civica “Villapiana Sarà” e Paolo Montalti, ex sindaco, con “La Villapiana che vogliamo”.
De Marco vince nettamente: 56,62% e 1.737 voti contro il 43,38% e 1.331 voti di Montalti. Ma ciò che rende il caso Villapiana “anomalo” è l’architettura politica che la sostiene: la sua lista civica è appoggiata dal Partito Democratico e, al tempo stesso, è vicina alla Lega e sostenuta anche da Fratelli d’Italia, un asse che mischia sinistra di governo e destra di governo ben oltre gli equilibri tradizionali.
È un civismo di seconda generazione, che non si limita a dire “né di destra né di sinistra” ma ingloba pezzi consistenti di entrambi i fronti in nome di un progetto presentato come “concreto, nato dall’incontro di esperienze diverse” del mondo associativo, politico e imprenditoriale. L’affluenza, al 64,68%, resta alta nonostante il disincanto prodotto dalla caduta anticipata dell’amministrazione, e consegna a De Marco non solo la fascia tricolore ma anche una maggioranza solida, con 8 seggi su 11.
Se si guarda in controluce alle amministrative cosentine, le città analizzate sembrano raccontare la stessa storia declinata in registri diversi. Laddove il patto fra amministrazione e comunità è percepito come ancora valido –San Lorenzo del Vallo– gli elettori lo blindano con maggioranze plebiscitarie e affluenze in crescita.
Laddove, invece, il sistema di potere si è evidentemente logorato o è imploso (Villapiana) o la promessa di continuità appare meno convincente della narrazione del “nuovo” (Roggiano Gravina, Cerzeto), le urne si trasformano in strumento di sostituzione dei gruppi dirigenti, dentro però cornici civiche o civico-partitiche più che ideologiche. Castrovillari, con il suo ballottaggio annunciato e l’equilibrio delicatissimo tra centrodestra strutturato e un campo progressista diviso, resta invece il luogo dove si giocherà la partita simbolica del Pollino. Lì, più che altrove, la seconda domenica di giugno dirà se questo pezzo di Calabria vuole affidarsi a una destra di governo in ascesa o se saprà ricomporre un fronte alternativo a trazione civico-centrosinistra.
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