CASSANO ALL’IONIO - «A Cassano all’Ionio ormai il problema non è più soltanto la mancanza dei servizi. Il problema vero è che si pretende persino l’applauso per la loro assenza».
Cosi i Socialisti di Avanti PSI Cassano-Sibari in una nota diffusa in cui si legge ancora: «Basta leggere i comunicati trionfali della maggioranza per comprendere il livello raggiunto dalla propaganda politica locale: si annuncia una postazione 118 non medicalizzata a Sibari e la si racconta come una conquista storica, quasi come se fosse stato inaugurato un nuovo ospedale nel cuore della Sibaritide. La realtà, però, è molto meno eroica dei comunicati stampa.
Dietro parole come “potenziamento”, “programmazione” e “visione”, resta un fatto semplice: a Sibari arriva un’ambulanza senza medico che, peraltro, non si vede da nessuna parte. E mentre qualcuno brinda metaforicamente all’evento, i cittadini continuano a fare i conti con una sanità territoriale fragile, con la guardia medica spesso assente e con un diritto alla salute sempre più indebolito. Ma il dato politicamente più curioso è un altro.
Gli stessi ambienti politici, oggi Forza Italia, che oggi parlano di “risultato concreto” sono quelli che portano sulle spalle la responsabilità storica della chiusura della clinica “Madonna delle Grazie”, avvenuta durante le passate stagioni amministrative del centrodestra cassanese, oggi pienamente rappresentato nelle forze che sostengono questa maggioranza. Eppure Sibari era stata generosa con quella classe dirigente. L’aveva sostenuta, votata, perfino celebrata. In cambio ha ricevuto anni di abbandono, promesse evaporate e una desertificazione sanitaria che oggi si tenta di mascherare dietro slogan e conferenze stampa. La clinica “Madonna delle Grazie” è ancora lì: chiusa, abbandonata, umiliata. Quella struttura, che per decenni aveva rappresentato un punto di riferimento sanitario per tutto l’Alto Ionio cosentino, oggi è diventata il simbolo del fallimento politico di chi ha governato il territorio senza una visione vera. Da luogo di cura a emblema del degrado e dell’abbandono. E mentre quella ferita resta aperta, qualcuno pretende persino che i cittadini si emozionino per un’ambulanza senza medico.
Ma davvero questa sarebbe la “rinascita sanitaria” promessa durante le campagne elettorali? Davvero questo sarebbe il grande progetto di rilancio per Sibari?
Per mesi si è lasciato intendere che, grazie agli “amici” nelle istituzioni regionali, si sarebbe finalmente affrontata la questione sanitaria della piana. Si parlava di svolta, di rilancio, di attenzione concreta al territorio. Oggi invece ci si presenta con il minimo indispensabile e si pretende addirittura gratitudine. È qui che la propaganda diventa offensiva. Perché mentre la maggioranza predica “meno polemiche e più fatti”, la realtà racconta altro: la guardia medica di Doria è quasi costantemente assente, nonostante debba garantire assistenza anche a Sibari e alle contrade limitrofe. Lasciando intere comunità senza un riferimento medico stabile e senza la certezza di ricevere cure tempestive. E allora l’esultanza appare fuori luogo, persino provocatoria. Non solo non è stato risolto nulla, ma la situazione è peggiorata. Prima almeno esisteva un presidio sanitario con un medico; oggi si spaccia come progresso un servizio svuotato della sua funzione essenziale. Perché un’ambulanza senza personale medico non garantisce sicurezza né tutela pienamente il diritto alla salute. Manca l’assistenza domiciliare. Mancano servizi socio-sanitari adeguati. Manca soprattutto una visione seria del futuro sanitario del territorio.
E fanno bene quei cittadini che stanno alzando la voce. Perché qui non si tratta di sterile polemica politica. Qui si parla del diritto alla salute, che non può essere ridotto a propaganda social o a conferenze stampa autocelebrative. La politica locale continua a confondere gli annunci con i risultati. Ma la gente, quando chiama un medico e non arriva nessuno, quando trova la guardia medica chiusa o deve percorrere chilometri per una visita, conosce perfettamente la differenza tra propaganda e realtà.
Nel frattempo si prova a spostare l’attenzione con narrazioni false e senza costrutto. Nessuna comunità può davvero parlare di sviluppo se manca persino la sicurezza sanitaria minima per i suoi cittadini. Bisogna garantire servizi. Bisogna garantire dignità. Non basta riempire i giornali di comunicati. Bisogna risolvere i problemi.
E il problema vero è che Sibari continua a essere trattata come una periferia sacrificabile: fondamentale durante le campagne elettorali, marginale quando si tratta di investire seriamente sul territorio. Noi socialisti continuiamo a pensare che la salute non possa essere ridotta a propaganda. Non basta inaugurare un mezzo per risolvere un’emergenza sanitaria strutturale. Servono medici, presidi territoriali efficienti, assistenza domiciliare, investimenti reali e una visione seria della sanità pubblica.
I cittadini non chiedono miracoli. Chiedono semplicemente dignità».
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