COSENZA - Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, rende noto di aver ricevuto la risposta del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che ringrazia, in merito all’appello lanciato venerdì scorso affinché la Regione «si facesse carico delle spese per il rimpatrio delle salme dei quattro giovani immigrati, tre afghani e un pakistano, vittime nei giorni scorsi della tragedia avvenuta ad Amendolara».
Corbelli aveva inoltre chiesto al presidente Occhiuto un ulteriore gesto di solidarietà per le famiglie delle vittime, attraverso «un contributo economico pari a un anno di lavoro dei giovani deceduti».
Il governatore, rispondendo a un successivo messaggio inviato su WhatsApp, ha scritto: «La Regione aveva già offerto la sua disponibilità dopo la tragedia di Cutro. Ma è il governo nazionale a doversi attivare perché ci sono adempimenti che riguardano i rapporti tra Paesi».
L’attivista dei diritti civili ha quindi precisato a Occhiuto di «apprezzare la sua sensibilità per le tematiche sociali e l’importante sostegno che sta dando per la realizzazione a Tarsia della grande opera umanitaria del Cimitero internazionale dei Migranti».
Ha poi ricordato che «in passato ho affrontato, anche con un contributo economico personale, altri casi di rimpatrio di immigrati morti tragicamente e rimasti per diverso tempo negli obitori di alcuni ospedali. Queste storie di solidarietà sono tutte ricordate e documentate nel sito del Movimento Diritti Civili www.diritticivili.it, perché non c’era nessuno che si faceva carico delle spese per il ritorno delle salme nei loro Paesi. Conosco per questo bene il problema e le procedure e perciò ho fatto l’appello -ha aggiunto-. Per evitare che si ripeta per questi quattro sfortunati immigrati regolari quello che è accaduto in passato ad altri poveri migranti di cui mi sono personalmente occupato per favorire il rimpatrio».
Intanto Corbelli informa che «ad oggi i corpi dei quattro giovani braccianti, tutti identificati, non sono stati ancora rivendicati dai familiari. Le salme, dopo le autopsie, sono state trasferite dall’ospedale di Rossano all’obitorio del cimitero di Amendolara, dove dovrebbero svolgersi i funerali tra una decina di giorni se nessun parente avrà nel frattempo rivendicato i corpi.
Se questa rivendicazione non è ancora avvenuta è assai probabile che ciò sia dovuto alla mancata conoscenza della strage da parte dei familiari delle quattro vittime che vivono in Afghanistan e Pakistan. Per questo sarebbe opportuno che il governo italiano intervenisse presso le Ambasciate in Italia di questi due Paesi per facilitare questa comunicazione. Resta naturalmente l’impegno di Diritti Civili a seguire e a dare il proprio contributo per favorire il rimpatrio delle salme di questi quattro poveri immigrati nei loro Paesi».
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