Richiesta alla Regione, al Dipartimento Salute e all’Asp di Cosenza

SAN MARCO ARGENTANO - I sindaci dell’Ambito territoriale di San Marco Argentano chiedono alla Regione Calabria l’apertura di un tavolo di concertazione tecnico-istituzionale sul futuro della sanità nel comprensorio dell’Esaro, con particolare riferimento al disimpegno dei fondi destinati alla Casa della Salute del Comune capofila dell’Ambito e alla programmazione delle Case della Comunità.

Bnl

L’iniziativa arriva a seguito degli impegni assunti nel Consiglio comunale aperto del 15 giugno e del deliberato della Conferenza dei Sindaci del 23 giugno, cui hanno preso parte i rappresentanti dei Comuni di Cervicati, Fagnano Castello, Mongrassano, Malvito, Sant’Agata di Esaro, San Donato di Ninea, Roggiano Gravina, Santa Caterina Albanese, San Lorenzo del Vallo, Tarsia e Terranova da Sibari.
In una nota inviata al Presidente della Giunta regionale, al Dipartimento Tutela della Salute e all’Asp di Cosenza, i primi cittadini hanno chiesto la convocazione urgente di un confronto istituzionale sul futuro del finanziamento da 8.149.648,89 euro destinato alla Casa della Salute di San Marco Argentano.
Nella richiesta, i sindaci sottolineano come tali risorse rappresentino «fondi molto cospicui e assai importanti per un territorio caratterizzato da particolari condizioni di disagio geografico e carenze infrastrutturali», ricordando anche le conseguenze della chiusura dell’ospedale “L. Pasteur” disposta nel 2010.
Secondo quanto riportato nella comunicazione, il finanziamento previsto dal DPGR n. 135 del 21 dicembre 2011, pur essendo stato accompagnato da convenzioni con scadenza al 31 dicembre 2023, non risulterebbe più disponibile poiché disimpegnato con D.D. n. 4504 del 29 marzo 2023. La motivazione indicata sarebbe che «l’ASP di Cosenza, dichiarando le opere complesse, non ha espletato le procedure per la contrattualizzazione dei lavori entro tempi coerenti con la programmazione citata».
Una circostanza che i sindaci definiscono «gravissima», ritenendo che «mortifica la popolazione e le istituzioni di un vasto comprensorio, già penalizzato dalla chiusura dell’ospedale».
La sindaca del Comune capofila, San Marco Argentano, Virginia Mariotti, ha inoltre riferito di aver già inviato due note alla Regione: una del 21 aprile 2026 all’assessore Minenna e una del 6 maggio al Presidente Roberto Occhiuto, chiedendo chiarimenti sulla disponibilità delle risorse e sui tempi di realizzazione degli interventi. A oggi, viene precisato, non sarebbe arrivata alcuna risposta.
I primi cittadini hanno inoltre discusso della questione della Casa della Comunità di San Marco Argentano. Nel documento viene richiamato il DCA n. 15 del 1° marzo 2022, che ha approvato il Piano Operativo Regionale della Missione 6 Salute del PNRR e individuato la rete delle Case della Comunità, degli Ospedali di Comunità e delle Centrali Operative Territoriali. Secondo la programmazione, nel territorio di San Marco Argentano quale «presidio strategico» del distretto Esaro-Pollino erano previsti sia una Casa della Comunità sia un Ospedale di Comunità: quest’ultimo risulta in fase di realizzazione, mentre per la Casa della Comunità «nulla si sa», evidenziano i sindaci.
Viene inoltre richiamato il DCA n. 197/2023, che prevede «l’integrazione delle Case della Salute nella rete regionale delle Case della Comunità».
Tuttavia, la recente deliberazione dell’Asp di Cosenza n. 795 del 10 giugno 2026 non includerebbe la struttura di San Marco Argentano tra quelle operative, una scelta che la Conferenza definisce «un ulteriore scippo ai danni del territorio dell’Esaro».
La Conferenza dei Sindaci ha quindi formalizzato una serie di richieste precise: il ripristino del finanziamento da 8.149.648,89 euro destinato alla Casa della Salute, con aggiornamento dei costi e individuazione di una nuova fonte di copertura; le motivazioni della mancata inclusione della Casa della Comunità di San Marco nella rete operativa approvata con Deliberazione ASP di Cosenza n. 795 del 10 giugno 2026; il suo immediato reinserimento nella programmazione; e il potenziamento dei servizi territoriali, tra cui una rete capillare di punti prelievo e un incremento delle guardie mediche, soprattutto nelle aree più fragili.
Infine, i sindaci avvertono che, in assenza di riscontri entro quindici giorni, si procederà all’autoconvocazione presso la Cittadella regionale. Una mobilitazione che viene definita «pacifica ma fermissima», finalizzata a «difendere con dignità e determinazione i diritti delle comunità amministrate».

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