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Il libro di Paolo Cucci conquista "Una vittoria Straordinaria" In evidenza

Il libro di Paolo Cucci conquista "Una vittoria Straordinaria"

SPEZZANO ALBANESE - È veramente coinvolgente il libro, scritto dal prof. Paolo Cucci dal titolo “Una vittoria straordinaria! la mano di Guido”, pubblicato da “Edizioni Expressiva” di Emanuele Armentano, il quale -unitamente all'autore- ha presentato, il 28.12.2022, il predetto lavoro presso la sala consiliare del Comune di Spezzano Albanese, ottenendo il pieno favore sia dei relatori che di un vasto e numeroso pubblico partecipante alla manifestazione.
Pur aderendo in toto alle considerazioni espresse dai conferenzieri della suddetta serata (prof.ssa Teresina Ciliberti; prof.ssa Maria Cinzia Pantusa e il dott. Mauro Gaudio), oltre che dell'istrionico Editore-Direttore, mi pare conveniente soggiungere alle anzidette acute critiche, alcune mie rapide e personali riflessioni, peraltro, parcamente accennate durante il dibattito.

In limine, il racconto ricorda la straordinaria impresa della squadra di calcio maschile a cinque della scuola “Rita Levi Montalcini” di Spezzano Albanese il cui risultato rappresenta il massimo successo sportivo (vittoria finale regionale) raggiunto nella storia della comunità scolastica spezzanese di ogni ordine e grado.
Per cui l'autore, valorizzando il risultato sportivo, ha lanciato un messaggio ottimistico consistente nel fatto che finanche i piccoli centri, attraverso una buona organizzazione ed il serio lavoro, possono competere e vincere.
Tuttavia, il profilo (secondo il mio punto di vista) più interessante della vicenda è tutto incentrato a pagina 74 del libro allorché, avuta la tragica notizia della ingiusta dipartita di Guido (fratello di Paolo Cucci) viene riportato: “Subito dopo, poco prima di scendere dal mezzo, si avvicinò timidamente Carmine, il nostro capitano, seduto proprio dietro di me, che a bassa voce mi sussurrò: prof. torniamo a casa, non vi preoccupate... risposi di getto... non se ne parla nemmeno Carminù”.
Non vi è chi non vede che la frase del piccolo capitano, portavoce della volontà dell'intera squadra, rappresenti il punto cruciale del libro.
In quel momento i ragazzi del prof. Cucci, oltre a dimostrare una forte sensibilità umana, hanno  disvelato il segno evidente di un processo di avvenuta maturazione, rendendosi, questi, disponibili persino a rinunciare a giocare la partita finale, sogno di ogni ragazzo, pur di solidarizzare e condividere il lutto del proprio allenatore.
Con tale gesto, pure se la finale non fosse stata giocata o non fosse stato positivo l'esito, la squadra di Spezzano Albanese ha comunque vinto la partita, quella della vita, perché quei “mocciosi” hanno dato prova di elaborare una scala valoriale, costituita da delle priorità la cui morte ed il rispetto del dolore altrui prevalgono anche sul gioco o una partita di calcio.
Per cui l'obbiettivo educativo del prof Paolo Cucci e della intera scuola è stato raggiunto ed il suddetto episodio avvalora il passaggio di questi giovani campioni da fanciulli a giovani maturi.
Ulteriore profilo della vicenda riguarda l'esaltazione dell'etica della responsabilità, impersonata dal mister Cucci, il quale, nonostante sia travolto da un dramma personale, non tentenna un attimo a portare a termine il suo compito.
L'assoluta volontà di giocare la finale sublima il concetto kantiano dell'imperativo categorico del dovere quale base della deontologia, intesa come codice etico a cui nessun uomo raziocinante può sottrarsi.
Il predetto esempio comportamentale non fa altro che elevare, altresì, agli occhi degli studenti “l'auctoritas dell'educatore”, sortendo effetti positivi nella crescita formativa di essi.
Infine, per come evidenziato da più parti, il libro raffigura l'amore incondizionato nei confronti del proprio fratello Guido da parte dell'autore, il quale, scrivendo il suddetto racconto, tenta di eternizzare la figura del fratello.
Come un padre alla fine dei suoi giorni esorta il proprio figlio a non dimenticarlo, così Paolo con questo lavoro intende ricordare il fratello per sempre, sottraendolo alla durezza dell'oblio.

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