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Modernismo e postmodernismo: se n'è parlato all'Unical con il premio Nobel Menchù

Modernismo e postmodernismo: se n'è parlato all'Unical con il premio Nobel Menchù

RENDE - Grande successo per il IV Congresso Internazionale dell’Associazione Italiana di Studi Iberoamericani (AISI) tenuto all’Unical in occasione del centenario della morte di Rubén Darío, dal tema: “Modernismo, postmodernità, postmodernismo”. Il congresso, organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici, in particolar modo dalla illustre docente di letterature ispanoamericane Emanuela Jossa, si è presentato come un’occasione per rinnovare il dibattito su questo momento di snodo della storia della letteratura e del pensiero ibero-americano, per proporre una riflessione volta a ripensare appartenenze, influenze e ripercussioni da molteplici prospettive.

Molti accademici, studiosi del mondo ispanico, provenienti da tutte le università italiane, hanno esposto in lingua spagnola le loro recenti ricerche alla platea composta da interpreti, docenti, studenti e dottorandi in lingue. Molto apprezzata è stata la presentazione del libro “Frammenti di un secolo” della scrittrice argentina Liliana Bellone, che ha voluto omaggiare il docente dell’Unical Carlos Giordano, esule argentino deceduto nel 2005. Egli, riuscito a scappare insieme alla moglie Eleonor Londero, anche lei poi docente di letteratura spagnola nell’ateneo, dalla terribile dittatura argentina, era riuscito a fare di questa terra calabrese la sua seconda casa e a farsi amare dai numerosi studenti che ogni giorno riempivano le sue aule.
Ospite d’onore il Premio Nobel per la Pace Rigoberta Menchú, che è stata accolta dal rettore Crisci e da molti giovani emozionati pronti a farsi autografare il libro. L’indigena Maya-Quiché, nata in Guatemala che, nel 1992 ha vinto il Premio Nobel per la Pace, ha testimoniato molto intensamente il suo vissuto travagliato, avendo conosciuto sin da bambina molte ingiustizie dettate dallo sfruttamento delle popolazioni indigene nella lotta per la terra. Proprio da queste terribili esperienze prende il via la sua inarrestabile ricerca di giustizia e la lotta contro l’impunità. Infatti, dal 1982 entra a far parte della commissione per i Diritti Umani dell’ONU. Il suo discorso, tenuto in Aula Magna, incentrato sull’importanza della natura, sul rispetto tra uomo e donna e la schiavitù femminile, ha destato l’interesse di tutti gli spettatori. Infatti, il Premio Nobel ha affermato: “La cultura maya non è finita e non finirà mai, è viva, ha resistito e continua a sopravvivere nei secoli. Continua tra gli indigeni, la terra, l’acqua, il vento. La spiritualità non è la religione ma la vicinanza di ognuno di noi alle cose semplici, non gli oggetti ma il prossimo. Se il mondo non impara a rispettare la natura, che futuro avranno le nuove generazioni?”. In seguito ai ringraziamenti del presidente dell’AISI, Dante Liano, Rigoberta Menchú, circondata dalla folla festante, si è ritirata per rispondere alle domande dei vari giornalisti presenti e cogliere l’occasione di scattare qualche foto nella cornice del nostro ateneo.
Il congresso, conclusosi nella mattinata del 9 Giugno, nella sua ultima giornata si è aperto con la Lectio Magistralis di Werner Mackenbach, direttamente dall’Università del Costa Rica, per poi proseguire con una tavola rotonda diretta da Emilia Perassi, Rosa Maria Grillo, Camilla Cattarulla e Ilaria Magnani, dedicata alla memoria, alla relazione Italia-Argentina e alla produzione televisiva contemporanea che affronta il delicato tema dei desaparecidos di origine calabrese.

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